Sono sempre stato un grande fan di Michael Madsen, da maniaco tarantiniano quale sono. La notizie che venisse al Baff è stata per me una grande sorpresa e una conferma, se ce ne fosse bisogno, che il nostro festival è oramai entrato in un circuito internazionale importantissimo. Il mio mito me lo sono trovato davanti esattamente come pensavo che fosse. Tutti ricordano la feroce “iena” Mr. Blonde, ma l’abito giusto tagliato su misura per Madsen è Budd di “Kill Bill volume 2”. Al Teatro Sociale ho pensato: caspita, Madsen è Budd e Budd è Madsen. Un vero cowboy dell’Illinois. Camicia tamarra che più tamarra non si può, camperos rosso pitonati, chewingum a tutta masticazione… mancava soltanto lo Stetson calcato in testa. Insomma, un vero divo di Hollywood, un autentico “duro”, un moderno John Wayne (con l’inimitabile griffe di Tarantino). Invece scopro una persona dolcissima, padre di 6 figli, che ama la vita e l’amore, l’Italia e la sua cultura, il vino e Dante, scrive poesie dolcissime ed è riconoscente al “Presidente Lele”. Persino, mi regala un tenero e indimenticabile momento privato, accarezza la testa di mio figlio, gli fa un autografo e gli sussurra parole di miele nell’orecchio (non come l’orecchio di Mr. Blonde!), conversa amabilmente con mia moglie e si commuove sentendo una confidenza personale. E’ la magia del Baff: a differenza di Cannes o di Venezia, tutte strass
e red carpet, un divo come Madsen deve aspettare che finiscano di tuonargli nell’orecchio le campane di San Giovanni per riuscire a leggere le poesie. Il cinema diventa una fusione tra la cultura italiana, l’amore per la settimana arte e l’incontro “fisico” tra attori famosi e gente comune.Caro “Presidente Lele”, non hai bisogno di consigli. Posso però dartene un paio? Continua così, il Baff si sta ritagliando una nicchia importante, non è certo quel festival da stra-paese con cui i soliti invidiosi di provincia cercano di bollarlo (se soltanto l’avessero fatto a Varese… sai che arie si sarebbero dati!). Respiriamo cinema a “dimensione umana”, conosciamo divi che ci hanno fatto sognare, ammiriamo giovani autori e cortometraggi di alto livello, “lanciamo” pellicole sconosciute… facciamo crescere giovani talenti di tutta Italia con l’Istituto Antonioni diretto dal bravissimo Castellanza… creiamo location… tutto ciò con una spesa pubblica limitata. Facciamo conoscere in giro per il mondo la “nostra” Busto, non più solo un nome da barzelletta sguaiata nei film di Boldi… richiamiamo una marea di giovani nelle sale. Ultimo consiglio. Conferisci la cittadinanza cinematografica onoraria a Madsen, magari facendogli fare il presidente di giuria al Baff 2012… e digli di portarci anche quel suo amico amante del cinema italiano… un certo Tarantino… In fondo cos’altro non è il Baff per noi bustocchi se non un sogno che ogni anno diventa realtà?Enrico Salomi(consigliere comunale Pdl)
f.artina
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