Amanda Sandrelli a Varese “Che belli i teatri di provincia”

Amanda Sandrelli a Varese “Che belli i teatri di provincia”

«Il teatro è come la piazza: un luogo di cultura. Per questo è triste quando scompaiono i teatri, perché è come se un paese perdesse la piazza». Così Amanda Sandrelli apprezza il ruolo dei palcoscenici di provincia, come l’Auditorio di piazza San Giulio, che nei giorni scorsi l’ha vista protagonista, con il marito Blas Roca Rey, Eleonora Ivone e Simone Colombari, nella commedia di Angelo Longoni “Col piede giusto”.Nella sala gremita la popolare attrice ha avuto la conferma che «la provincia ha spesso un pubblico più disponibile, più caldo rispetto a quello di città. E questo anche per noi artisti è molto piacevole, perché scopriamo un paese non proprio identico a quello che viene rappresentato: c’è un’Italia migliore». Secondo la nota interprete, «i teatri dell’interland milanese hanno fatto tantissimi passi avanti: ho trovato molti spazi migliorati, dai camerini al palcoscenico. Fa piacere notare che, nonostante i tagli alla cultura, tante realtà vengano mantenute e potenziate». È questo il caso del teatro cassanese, che vanta il più ampio e attrezzato palcoscenico del Varesotto.D’altra parte, continua, «la cultura non è un lusso, ma una necessità, che crea aggregazione, soprattutto in provincia, dove non ci sono tante occasioni per creare rapporti sociali più forti». Rapporti che pochi altri mezzi come il teatro possono promuovere, anche di fronte a una televisione «sempre meno all’altezza del suo ruolo. Si dice che viene trasmesso quello che la gente vuole, ma non è così, perché se si propone qualcosa di bello, gli spettatori apprezzano: dovrebbero esserci programmazioni culturali

garantite». D’altra parte, «la tv è il mezzo per eccellenza, che arriva direttamente alle persone, ma se serve per appiattire non è utilizzata nel modo giusto». In ogni caso, rimane essenziale il teatro, dotato di «una forza che nessun altro strumento possiede: non può essere ripetuto».Di questa forza è un esempio la produzione di Longoni, il regista al fianco del quale la Sandrelli ha lavorato in tre spettacoli e che «ha un grosso pregio: sa parlare dei difetti e delle meschinità che ci caratterizzano come italiani e come esseri umani, proprio come ha sempre fatto la grande commedia all’italiana, portando in scena personaggi meschini, ma nei quali lo spettatore si riconosce. E questa immedesimazione non può che avvenire attraverso il riso». In questo modo, «si tiene il ritmo e si diverte, ma seminando qualche pensiero: il divertimento non deve’essere vuoto, ma bisogna inserirci dell’altro, in modo che lo spettatore non esca senza nulla». Questo vale anche per il cinismo che caratterizza “Col piede giusto”, «uno specchio pessimista della società», ma utile a saperla leggere, «perché un conto è essere ottimisti, un altro essere ciechi. Non potrei comunque vivere senza pensare che ci sia una speranza, anche se a volte viene il dubbio che non esista». A questo riguardo, Sandrelli non dimentica i ricercatori universitari in protesta sui tetti per «chiedere un’attenzione da garantire per lasciare un mondo migliore: invece si fa di tutto per renderlo peggiore». Insomma, conclude l’attrice, «abbiamo toccato il fondo: speriamo sia arrivato il momento di risalire».Luca Girardi

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google