VARESE Si torna a discutere della banda della Magliana, del rapimento di Emanuela Orlandi, e dei grandi misteri d’Italia, che si intrecciano sempre più spesso con il transito, vero o presunto, di grandi flussi di valuta e documenti sul confine italo svizzero di Chiasso.«Dagli anni Settanta a oggi ho portato in Svizzera i soldi e i miei segreti. Lì, custoditi in diverse cassette di sicurezza, ci sono anche le prove che il rapimento di Emanuela Orlandi fu opera della banda della Magliana, per recuperare 15 miliardi di vecchie lire». Lo ha raccontato al settimanale ticinese Il Caffè Maurizio Giorgetti, 56 anni, controverso personaggio vicino agli ambienti della destra estrema di Adriano Tilgher, un passato di carcere e spericolata finanza, l’uomo che per primo rivelò ai pm di Roma che dietro l’irrisolto sequestro Orlandi si nascondevano in realtà gli uomini di “renatino” De Pedis e della sua banda di criminali romani. La novità riguarda la documentazione che Giorgetti asserisce di avere portato al sicuro oltre confine, diversi documenti che proverebbero le sue rivelazioni sul rapimento. Come noto Giorgetti sostiene la tesi che Emanuela sia ancora viva e alcuni mesi, alla trasmissione Chi l’ha visto? aveva dichiarato: «E’ un parere assolutamente personale, ma io credo che stia in un paese che si chiama Kastoria, in Grecia, al confine con la Turchia»Non solo:dalla sua casa di Viterbo, dove vive assieme alla moglie e a un paio di bypass,
Giorgetti ha raccontato di essere da poco rientrato dalla Svizzera, dove aveva tentato di ricostruirsi una vita:«Cammino con le stampelle, ero in cura a St. Moritz, dove ho aperto una gioielleria».In Engadina Giorgetti è arrivato insieme alla sua compagna, Annamaria Lucia Vero, che ha invece raccontato:«Siamo andati via dal Lazio per rifarci una vita. Volevamo stare un po’ tranquilli, Maurizio ha bisogno di curarsi senza sentire addosso troppa pressione. Invece appena siamo arrivati abbiamo visto strani movimenti vicino al nostro negozio, era gente arrivata dall’Italia. Il mio compagno ha parlato della banda della Magliana, quelli non scherzano. Conoscono bene la Svizzera perché ci hanno portato tanti soldi, sono passati dal Ticino e alcuni sono stati anche bloccati alla dogana. Questo lo so per certo. Ma Maurizio sa tante altre cose, perché ha lavorato con molti imprenditori». Anche se si tratta di argomenti totalmente diversi, distanti l’uno dall’altro anni luce, alla voce «capitali all’estero», il settimanale ticinese, di solito molto bene informato su conti correnti e fiduciarie, rilancia anche le vicende del «family office» dell’ingegnere Carlo De Benedetti, editore di diversi quotidiani, oltre che del settimanale l’Espresso. In un ufficio di Paradiso, quartiere luganese, avrebbe sede la «Starfin», fiduciaria definita «per pochi intimi», che racchiude buona parte del patrimonio familiare dell’ingegnere, titolare di un patrimonio personale di circa due miliardi di franchi svizzeri e, secondo la rivista svizzera «Bilanz», tra i dodici contribuenti più ricchi della Confederazione.
e.marletta
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