VARESE Secondo il pubblico ministero Agostino Abate, il 37enne albanese Nikaj Luzilm sparò per uccidere. Non solo: sempre secondo il pm, Nikaj partì da Busto Arsizio alla volta di Varese armato di pistola. E questo perché, sempre a detta di Abate, aveva la precisa intenzione di far fuori il suo rivale, lavando così l’onta dell’insulto.
Al termine della sua arringa davanti al giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Battarino (si era in sede di rito abbreviato), ieri mattina il sostituto procuratore ha domandato 14 anni di reclusione per tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. Se Nikaj è colpevole oppure no lo stabilirà il gup il prossimo 14 gennaio. Non prima, però, di aver udito anche le ragioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Alberto Zanzi.
I fatti si riferiscono a una sorta di sfida all’Ok Corral andato in scena il 20 luglio 2009 in via Ferraris (ma il presunto colpevole venne arrestato dalla polizia solo alla fine di settembre). Lì, in un condominio, si affrontarono Nikaj spalleggiato da altri cinque fratelli (anche loro nei guai per la stessa vicenda), e un altro suo connazionale a sua volta “scortato” da un paio di amici. Il motivo del contendere sarebbe stata una questione di donne. Ma stavolta non c’entrerebbe né il sesso, nè l’amore, se non quello fraterno. Nikaj, infatti, avrebbe agito per difendere l’onore della sorella offesa.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, al culmine del litigio avrebbe sparato contro l’avversario tre colpi. Nessuno andò a segno. Due di questi si sarebbero conficcati nel muro ad altezza d’uomo (a 1,20 e a 1,60 metri): segno che, sostiene Abate, il 37enne voleva raggiungere il connazionale in organi vitali. Il terzo colpo (anzi, il primo in ordine di successione) si sarebbe inceppato nel revolver.
Ma la difesa non è d’accordo. Secondo Zanzi, non ci sarebbe nemmeno la prova che quei buchi nel muro siano stati provocati da rivoltellate (calibro 6.35, per la precisione). A suffragio dei suoi dubbi c’è una consulenza redatta dall’ex generale Romano Schiavi, uno degli esperti di balistica più noti in Italia. La perizia avrebbe rivelato che anche il colpo “abortito” sarebbe in realtà una semplice “scarrellata” compiuta da Nikaj per intimidire il rivale. Secondo Zanzi, inoltre, mancherebbe persino il movente del tentato omicidio: l’ipotesi della lite per difendere la sorella non starebbe in piedi.
Enrico Romanò
e.marletta
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