VARESE Domenica mattina c’era lei accanto al presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Nella foto simbolo del ricovero del senatore a vita al Policlinico Gemelli di Roma – che ieri ha fatto il giro di quotidiani e agenzie di stampa – la si vede accanto ai figli Giuseppe e Annamaria. E ancora oggi, è lei a rimanere in contatto costante con la famiglia e i medici dell’ospedale del Papa. È la dottoressa Giovanna Beretta, varesina, oggi primario del reparto di medicina riabilitativa e neuroriabilitazione dell’ospedale Niguarda di Milano ma, dieci anni fa, responsabile della riabilitazione al Circolo. Si conobbero allora il presidente – e cittadino onorario del capoluogo – e la dottoressa bosina. Esattamente (il destino riserva spesso strane coincidenze) nel mese di agosto del 2000: l’ex capo di Stato “picconatore” fu operato dal professor Paolo Cherubino per l’applicazione di una protesi all’anca e dallo staff del professor Renzo Dionigi per la rimozione di un tumore al colon. «Poi, un giorno, il professor Cherubino mi disse: “Da domani devi seguire un paziente”. Provai a obiettare: “Ma da domani dovrei essere in ferie…”. “Non importa”, replicò lui». Sono passati dieci anni e, ieri come oggi, c’è una varesina accanto al senatore a vita Francesco Cossiga, ricoverato dalle 9 di domenica mattina in gravi condizioni nell’ospedale romano: «Ho avuto la fortuna di averlo come paziente e di imparare moltissimo da lui in questi dieci anni di amicizia» ammette la dottoressa Beretta dallo
studio meneghino dove è rientrata da poche ore e da dove segue istante dopo istante l’evoluzione clinica del presidente, ricoverato al policlinico Gemelli a causa di problemi respiratori e subito trasferito nel reparto di rianimazione. «È un momento difficile ma il tempo ci è amico», conferma, senza indugiare oltre nel rispetto di un contesto che richiede riservatezza e pudore per la sofferenza di una famiglia che lei conosce e con la quale resta in continuo collegamento: «Il presidente Cossiga è un bravissimo paziente, per me lo è sempre stato, sin dalla prima volta. Si sa adeguare in qualsiasi ambiente ed è sempre cordiale con chi condivide la sua sofferenza». Lo descrive allo stesso modo il varesino Carlo Lucchina, oggi supermanager della sanità lombarda ma, nei 64 giorni di ricovero del presidente in città, direttore generale dell’ospedale di Circolo: «Una persona squisita, di una gentilezza incredibile e dotato di un’ironia e autoironia incredibili». «Mai – ricorda Lucchina – fece pesare la sua carica, mai il suo riservatissimo servizio d’ordine provocò disagi o diede fastidio ai pazienti». Lucchina ricorda ancora il luogo del ricovero: una cameretta in fondo al corridoio della vecchia ortopedia dove, per giorni, sfilarono i più importanti personaggi della politica italiana. «Me lo ricordo eccome quel periodo – prosegue – e mi ricordo anche le visite, a cominciare da quelle dell’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, anche lui una persona squisitissima, e del presidente del consiglio Silvio Berlusconi».
s.bartolini
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