Busto, Vizzini nega: «Armi? No, erano attrezzi»

BUSTO ARSIZIO Fabio Nicastro si avvale della facoltà di non rispondere. Angelo Vizzini invece parla, nega infatti ogni addebito. Ieri sono stati ascoltati dal giudice per le indagini preliminari in sede di interrogatorio di garanzia. Entrambi sono coinvolti nell’operazione antimafia Tetragona completata dalle squadre mobile di Varese, Genova e Caltanissetta e coordinata dalla Dda nissena con 63 ordinanze di custodia cautelare eseguite tra Lombardia, Sicilia, Lazio e Liguria.«Il mio assistito ha rigettato ogni addebito», ha detto l’avvocato Cramis al termine dell’interrogatorio. Vizzini, in sintesi, ha negato di aver mai fatto parte di un sodalizio

mafioso legato alla famiglia Rinzivillo e capeggiato dallo zio Rosario Vizzini per gli inquirenti, ha negato di essere a conoscenza sia del giro di estorsioni ai danni di imprenditori gelesi (scelti quali vittime nella speranza che si piegassero all’omertà) che del giro di droga che la magistratura contesta ai sodali, giro che avrebbe dovuto portare all’importazione di un ingente quantitativo di cocaina da Santo Domingo. Nega, Angelo, anche di essere coinvolto in un traffico di armi: quei famosi “attrezzi” intercettati che per la magistratura rappresentano degli Uzi, sarebbero per lui semplici attrezzi edili.

m.lualdi

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