VARESE Lo studente vuole stringere amicizia su Facebook, e a Varese sempre più prof dicono sì. Con qualche riserva, soprattutto da parte dei presidi. In ballo ci sono due questioni di fondo che spaccano il mondo della scuola varesina preoccupando i detrattori e allo stesso tempo affascinando i fautori dell’amicizia virtuale: l’opportunità di separare vita privata e professionale di ciascuno, studente o professore che sia, e il rischio per l’insegnante di prendere la via della tangente abdicando la concezione standard del suo ruolo autoritario. «Può provocare anche un danno d’immagine per la scuola nel momento in cui i genitori si accorgessero di comunicazioni con i docenti troppo sopra le righe», mette in guardia la preside del Cairoli Daniela Tam Baj. «Io non ci sono ma so che molti dei nostri professori lo usano», dice la preside. «Non ho mai messo veti. Ho sollecitato i docenti ad essere molto controllati nei commenti». L’importante, per lei, è che la persona adulta resti adulta e faccia attenzione a mantenere il proprio ruolo. Cosa non facile, e lo sa bene: «Su Facebook i ragazzi sono molto liberi nelle espressioni, e non è giusto o sbagliato, semplicemente è così. Per questo è importante non demonizzare lo strumento ma nemmeno permettere che annulli la distanza tra docente e discente». Stessa linea tiene il preside dell’Isis Newton, Giuseppe Carcano, che invece è presente su Facebook ma «solo come
presidio, nel senso che presidio lo spazio virtuale ma non lo uso». Per lui lo strumento potrebbe essere utile se usato in modo professionale. «Si possono pubblicare dei link e offrire spunti di riflessione, ne possono nascere esperienze positive come gruppi di discussione all’interno della classe oppure aprire il dibattito con altri studenti». Il rischio, al contrario, è di passare sul piano personale complicando la gestione dei rapporti. «Non è che l’amicizia tra insegnanti e studenti sia demoniaca, però non si deve mai rinunciare all’autorevolezza». «La mia vita privata e lavorativa devono stare in due mondi rigorosamente separati», spiega Alessandra Leonardi, «tanto che io non sono su Facebook rinunciando anche agli amici che avrei ritrovato volentieri. Vorrei evitare di essere in piazza e incrociare la vita privata degli studenti con la mia». Per lei ci devono essere dei paletti ben precisi nella relazione tra studenti e insegnanti che non deve sconfinare sul piano personale, indipendentemente dal luogo reale o virtuale in cui i rapporti umani nascono. «Mentre a scuola sono io a gestire la relazione e sono io ad aprire e a chiudere la porta evitando che si prendano troppa vicinanza, su Facebook sarebbero loro a prevalere. Sarei come in balia degli studenti». «Io lo uso e ho scoperto moltissimo dei miei studenti – dice invece Giulia Evolo – Ne ha guadagnato anche il rapporto con loro in classe».Francesca Manfredi
s.bartolini
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