BUSTO ARSIZIO Movimento spontaneo d’accordo, e così si è anche portata a casa una legge. Ma adesso i Contadini del tessile diventano parte integrante di una nuova associazione, battezzata a Milano nelle ore scorse. Il nome è ancora da decidere, però ha già ambiziosi obiettivi e degni dell’anniversario dell’Unità d’Italia. Primo, fare la prima riunione con mille aziende. Secondo, fare diverse tappe lungo la penisola, scoprendo anche i distretti magari finiti un po’ in seconda fila dell’attenzione. E a Busto un debutto lo potrà fare già in aprile, in occasione della settimana del made in Italy. «Abbiamo deciso martedì di creare una mailing list – spiega Roberto Belloli, portavoce dei Contadini e presente alla riunione nella Federazione italiana industriali dei tessili vari – e anche di definire lo statuto, che prevede come primo punto essere un produttore italiano. Con
un richiamo specifico alla legge Reguzzoni-Versace».La prospettiva è che gli associati siano “moltiplicatori di comunicazione”, come degli ambasciatori. Dichiarazione non di intenti, ma di concretezza: «Vogliamo difendere la produzione italiana. E un domani non ci sarà più dubbio se le aziende producono o no in Italia, perché questo sarà ente certificatore. Lo statuto prevede 15 articoli, ma ce n’è un sedicesimo che ci sta a cuore…». Ovvero? «La… denigrazione legittima di chi si appropria del made in». Il rapporto con Confindustria? «Per osmosi siamo in Confindustria».Nel concorso dei nomi per l’associazione ne viaggia forte uno: “Reparto produzione Italia”. «Vedete cosa accade nel Magreb, in Cina e altrove ancora? – chiede Belloli – dobbiamo fare tesoro di questi fatti. I nostri operai sono il futuro dell’economia, non si possono calpestare e bisogna riapre i reparti di produzione, altro che i centri commerciali».
m.lualdi
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