Napolitano, è già polemica La Lega: “Prima il federalismo”

Napolitano, è già polemica La Lega: “Prima il federalismo”

VARESE Dopo Ciampi, dopo Cossiga, è l’ora di Napolitano. Arriverà a Varese in occasione del 150° dell’unità nazionale, probabilmente l’ultima settimana di marzo, ma se in via ufficiale o ufficiosa è ancora da chiarire. Cerimoniale a parte, stavolta la Lega punzecchia gli animi ma non s’imbizzarrisce: «Quella dell’unità nazionale è una retorica di cui non si interessa nessuno. L’importante è che per la retorica non si buttino soldi al vento», dichiara il consigliere provinciale del Carroccio

Marco Pinti, sempre convinto che «da festeggiare non c’è assolutamente nulla». E così non si lascia sfuggire qualche frecciata scagliata ad hoc. Ad esempio, che «è un piacere che Napolitano abbia così a cuore uno Stato che solo nell’ultimo secolo ha nel suo palmares vent’anni di fascismo, un’alleanza con Hitler, lo sterminio degli ebrei, due o tre stragi di stato, e la rapina sistematica dell’economia del Nord nonostante sia l’unica cosa che lo tiene ancora in piedi».

A quanto pare però Napolitano farà il suo ingresso nella Città Giardino senza alcuno strascico di polemiche: almeno stando alla situazione politica aggiornata a ieri sera, la Lega non ha in programma striscioni o particolari contestazioni dirette al capo dello Stato. «Quando Cossiga era venuto a Varese aveva espresso una posizione interessante – spiega il leghista Fabio Binelli, assessore anziano reduce da quattro anni di segreteria cittadina – auspicando la rapida approvazione e attuazione del federalismo. Nessuno vuole contestare Napolitano, ma ci auguriamo che segua la stessa linea». Conferma il segretario cittadino in carica, Carlo Piatti: «Niente proteste o manifestazioni», assicura, «ma tutto dipende dal passaggio federalismo. Più che di fare contestazioni in pubblico a noi interessa il cambiamento sostanziale che passa dalla riforma». Ben venga dunque anche il capo dello Stato in quel di Varese, che «avrà l’occasione di vedere la bellezza della nostra città e di conoscere l’operosità dei nostri cittadini. Dallo Stato centrale abbiamo sempre avuto poco niente eppure se ce la siamo sempre cavata soltanto con il lavoro e il sacrificio».

Tra l’altro come ha sollecitato lo stesso Napolitano rivolgendosi espressamente ai leghisti, nemmeno Piatti intende dimenticare la ricorrenza del centocinquantesimo dell’Italia giuridicamente unita e per l’occasione annuncia una serata “porte aperte” nella sede cittadina del Carroccio, in piazza Podestà «Il 4 marzo abbiamo in programma un incontro a cui invitiamo chiunque abbia voglia di fare un’analisi critica dell’unità d’Italia senza prese di posizione a priori, ma scoprendo vantaggi e svantaggi che ci ha portato dal 1861 ad oggi e sollecitando i cambiamenti indispensabili».

Il miglior modo di accogliere Napolitano, per l’opposizione, sarà invece sventolare il tricolore, sperando che nessuno si cimenti in manifestazioni di protesta. «Sarebbe davvero di cattivo gusto – sottolinea Fabrizio Mirabelli, consigliere del Pd – ma da quello che ho sentito fino ad ora non mi pare ce ne sia l’intenzione». Piuttosto, come si diceva, sarebbe opportuno il tricolore sbandierato dalla gente ad accoglierlo. «Non c’è bisogno di metterlo sulla torre civica, è giusto che resti la croce di San Giorgio che è la bandiera della nostra città. Si dovrebbe solo aver chiaro che sopra c’è quella dell’Italia».

Francesca Manfredi

f.tonghini

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