Roma, 14 lug. (TMNews) – “Ci ha deluso. Crediamo probabile che il SaeT giocherà un ruolo meno efficace dell’organizzazione che ha rimpiazzato”. E’ quanto trasmesso nel novembre 2008 al Dipartimento di Stato Usa dall’allora ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli in un dispaccio ottenuto da Wikileaks e pubblicato dal settimanale l’Espresso, a proposito
a seguito di una visita al ‘Servizio anticorruzione e trasparenza’, struttura con cui il Governo Berlusconi aveva sostituito l’Alto Commissariato per la lotta alla corruzione.
La critica di Spogli, secondo il dispaccio pubblicato dall’ Espresso, si basa su un lungo elenco di dati. “Le attività del SaeT arrivano solo fino al governo”: mandato che non gli consente di occuparsi della corruzione nelle aziende private, nè di quella di membri del parlamento, “a meno che questi ultimi sono svolgano un ruolo pubblico in istituzioni governative”. La nuova struttura anti-mazzette ha un staff “di appena 15 esperti e due direttori” mentre “l’Alto Commissariato aveva 60 persone”.
Inoltre il Saet non ha “alcun potere di supervisione: opererà come “hub di coordinamento” che spera di “delegare” molto del suo lavoro ad altre istituzioni (carabinieri, dogane, Banca d’Italia e altri)”. E anche se l’Alto Commissariato “non è mai stato veramente efficace, perlomeno – scrive Spogli al Dipartimento di Stato- sembrava avere un minimo di indipendenza”, perché finanziato e dipendente dal Parlamento. Mentre “il SaeT, è stato messo sotto un ministro del governo” e “non ha fondi indipendenti”.
Spogli chiude con un commento negativo. “Nel nostro lavoro – si conclude il report delll’ambasciatore Usa a Roma- con l’Alto Commissariato avevamo capito che si trattava di un’organizzazione piena di buone intenzioni, ma largamente inefficace. Siamo andati a visitare il SaeT sperando di vedere il debutto di un ente capace di affrontare seriamente il problema della corruzione dilagante in Italia” ma invece “la nostra visita ci ha deluso”.
Red/Pol
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