ROMA – È scontro politico sulla transazione da oltre 100 milioni di euro sottoscritta dallo Stato con JC Electronics Italia per chiudere il contenzioso relativo a una fornitura di mascherine durante la pandemia. Dopo le richieste di chiarimento avanzate da Giuseppe Conte e Francesco Boccia, intervengono i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, che difendono l’accordo e attribuiscono la responsabilità del danno alle decisioni assunte dall’allora commissario straordinario Domenico Arcuri.
I due parlamentari hanno inoltre annunciato un’interrogazione per chiedere al Governo di valutare un’azione di rivalsa nei confronti di Arcuri e degli altri soggetti eventualmente responsabili.
Il contratto risolto durante l’emergenza
La vicenda risale ai primi mesi del 2020. JC Electronics aveva sottoscritto un contratto per garantire una fornitura continuativa di dispositivi di protezione durante la fase più grave dell’emergenza sanitaria. L’accordo venne successivamente risolto dalla struttura commissariale guidata da Arcuri e la società avviò un’azione giudiziaria, formulando richieste risarcitorie per centinaia di milioni di euro.
Secondo la ricostruzione di Bignami e Malan, la risoluzione del contratto sarebbe stata seguita dalla stipula di altre commesse, comprese quelle con alcuni consorzi cinesi ai quali lo Stato avrebbe corrisposto complessivamente oltre 1,25 miliardi di euro.
Il Tribunale di Roma, con la sentenza numero 17025 del 2024, ha condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Salute a riconoscere a JC Electronics più di 203 milioni di euro, oltre agli interessi. Nel giugno 2025 il credito complessivamente maturato aveva superato i 250 milioni.
Nella propria nota, i capigruppo di Fratelli d’Italia parlano di un’esposizione vicina ai 300 milioni e ricordano che la società continuava a rivendicare complessivamente circa mezzo miliardo di euro.
La transazione da 100 milioni
Contro la sentenza di primo grado lo Stato aveva presentato appello. Prima della conclusione del nuovo giudizio, tuttavia, l’Avvocatura dello Stato e gli uffici competenti hanno ritenuto opportuno raggiungere un accordo transattivo.
La transazione, firmata il 31 ottobre 2025, ha chiuso la causa principale e gli altri contenziosi collegati per un importo complessivo di 100 milioni e 221mila euro. I dati sono stati illustrati dal ministro della Salute Orazio Schillaci nel resoconto della seduta del Senato del 2 luglio.
Per Bignami e Malan si è trattato di una scelta tecnica e di buon senso, adottata per evitare il rischio che lo Stato fosse costretto a pagare una somma molto più elevata. La transazione, sottolineano, è stata sottoposta ai controlli amministrativi e contabili ed è stata registrata dalla Corte dei Conti.
Lo scontro con Conte e Boccia
La polemica è tornata al centro del dibattito dopo l’audizione di Conte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. L’ex presidente del Consiglio ha depositato un documento ricevuto in forma anonima, già consegnato alla Procura di Roma, nel quale sarebbero contenuti dubbi sulla conformità di una parte delle mascherine.
Conte e Boccia hanno chiesto al Governo di rendere disponibili gli atti relativi alla transazione, compresi i pareri dell’Avvocatura dello Stato e la documentazione riguardante il giudizio d’appello. Per i due esponenti dell’opposizione è necessario chiarire perché sia stato raggiunto un accordo da oltre 100 milioni senza attendere la decisione di secondo grado.
Bignami e Malan respingono le accuse e sostengono che una distinta sentenza del Tribunale di Roma abbia già escluso la falsità delle certificazioni contestate. A loro giudizio, Conte e Boccia starebbero tentando di utilizzare la vicenda per colpire il Governo Meloni e per mettere in discussione il lavoro degli uffici che hanno valutato la transazione.
I capigruppo di FdI hanno comunque annunciato che gli atti saranno acquisiti dalla Commissione Covid, secondo quanto deciso dal presidente Marco Lisei, e messi a disposizione di chi ne farà richiesta.
L’interrogazione contro Arcuri
Fratelli d’Italia sposta infine l’attenzione sulle responsabilità della gestione commissariale. Bignami e Malan richiamano i passaggi della sentenza nei quali le condotte contestate alla struttura guidata da Arcuri vengono definite «contraddittorie», «infondate», «pretestuose» e «ingiustificate».
Da qui la presentazione di un’interrogazione con la quale FdI chiede al Governo di verificare la possibilità di recuperare i 100 milioni versati, rivalendosi sull’ex commissario e sugli altri soggetti dell’allora esecutivo che dovessero risultare responsabili.
L’iniziativa politica non equivale, tuttavia, all’accertamento di una responsabilità personale o contabile. Spetterà agli organi competenti verificare se esistano i presupposti giuridici per promuovere un’azione di rivalsa.













