VARESE Gianpietro Zecchin, terzo anno con il Franco Ossola indirizzo di casa e tanta voglia di poterci sempre essere, in quella casa: problemi un sacco, tocchiamo metallo e diciamo in via di superamento, determinazione idem. Il Dio del calcio, solo lui, sa quanto l’ala di Camposampiero sia vitale per le sorti bosine.
Visioni parallele. Stessi punti dell’anno passato dopo sei giornate, stesso tipo di gara in arrivo: da svolta. Era il Novara, sappiamo com’è finita, sarà il Sassuolo.
Sì, ma è cambiato tutto. Per favore, lasciamo perdere l’anno scorso e i paragoni.
Recepito. Una cosa però possiamo dirla: prima per il pubblico andava tutto bene a prescindere, ora non più.Sono stato in altre piazze, ci sta che sia così. A Varese erano, eravamo abituati bene, non è mai semplice affrontare situazioni nuove, che non conosci. Un tifoso è comunque libero di dire la sua, ci mancherebbe,
l’importante è che noi ci diciamo le cose in faccia in spogliatoio. Questi siamo, questi saremo sino a gennaio: diamoci una mano tra di noi, poi ce la darà anche il pubblico. Per fortuna, almeno fino a questo punto, è andata proprio così. A ben vedere, poi, l’unico buco vero è stato con il Livorno.
Vi sentite fuori dal tunnel?
Venerdì sera potrà dire quello che siamo. Tanti di noi non sono stati bene, tanti ancora non stanno bene: ma quello che conta sono il numero di partite e di punti fatti. Il resto, che giochi bene e non segni, che la prestazione ci sia o meno, almeno all’esterno non si capisce. Ma, ripeto, è normale vada così.
L’intervista completa sul giornale in edicola oggi, martedì 27 settembre
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