VARESE Approda in tribunale il caso della truffa alla Regione sulle carte sconto benzina: ieri mattina il pm Agostino Abate ha portato in udienza preliminare il fascicolo per chiedere il rinvio a giudizio di 14 gestori di altrettanti distributori di tutto il Varesotto.
L’inchiesta abbraccia un arco temporale che va dal gennaio 2006 all’ottobre 2008, e ha accertato un danno patrimoniale alle casse regionali non inferiore a 250mila euro.
In udienza, di fronte al giudice <+G_NERO>Cristina Marzagalli<+G_TONDO>, la stessa Regione si è costituita parte civile. La discussione è stata rinviata al 25 gennaio, ma il giudice ha già rigettato tutte le eccezioni sollevate dagli avvocati, in particolare quella di nullità per indeterminatezza del capo di imputazione, come chiesto per esempio dagli avvocati <+G_NERO>Fabio Margarini<+G_TONDO> e <+G_NERO>Federico Buzzi<+G_TONDO>. Peraltro i risultati dell’inchiesta sono abbastanza chiari.
I militari della Guardia di finanza hanno appurato che un’utilitaria con un serbatoio da 40 litri faceva rifornimento per oltre 100. Che vi erano auto che in otto minuti riuscivano farsi fare il pieno due o tre volte. E persino vettura-zombie, già demolite che apparentemente continuavano a viaggiare, assetate di benzina, alla ricerca di un distributore. Incongruenze macroscopiche che, dopo la segnalazione della Regione, sono state oggetto della puntuale inchiesta della procura varesina.
Si trattava di tessere direttamente, e illegalmente, in possesso dei gestori. Delle 67 depositate negli uffici degli esercenti e sequestrate nel 2008, si è dimostrato che 22 venivano utilizzate impropriamente dai gestori. Tessere che in 15 casi risultavano smarrite, in due sono risultate intestate a persone decedute, in altrettanti casi a persone trasferitesi in un’altra provincia o all’estero e in tre casi erano riconducibili a veicoli già demoliti. Questo in teoria. Perché nella pratica quotidiana continuavano ad operare a pieno ritmo. Anche sfiorando il limite dei 500 litri al mese o dei cento litri al giorno, attualmente sceso a 60.
Il meccanismo funzionava perché vi era un rimborso diretto della Regione ai gestori sulla base dei litri erogati con la carta sconto: esattamente 18 centesimi a litro per le carte di fascia A, le più utilizzate per la truffa, e 10 centesimi per quelle di fascia B. È stata proprio questa inchiesta a indurre la Regione, che ieri si è costituita parte civile, ha cambiare il meccanismo della carta sconto, e a correre al più presto ai ripari, passando alla carta dei servizi. Identiche truffe sono state scoperte anche nella vicina provincia di Como.
Ieri mattina due imputati hanno chiesto il patteggiamento: il pm glielo ha accordato a condizione però che risarciscano al Pirellone per intero il danno patrimoniale e pure quello morale. Nei due casi la truffa era stata di 15mila e 9mila euro, i risarcimenti saranno rispettivamente di 20mila e 12mila euro.
Franco Tonghini
e.marletta
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