VARESE «Ero in spiaggia, in costume, asciugamano e infradito. E così sono rimasta». Inizia con queste parole il racconto dal Kenya di Laura Conti: «Ho perso tutto, la casa, i vestiti, i documenti, il passaporto». Quella di Laura è una delle quasi 140 famiglie che, nell’incendio all’Angel’s Bay, hanno perso la casa.
E il suo racconto ci arriva dopo il grande rogo che ha distrutto l’Angel’s Bay, il villaggio africano di Mambrui, a pochi passi dalla rinomata località di Malindi, dove molti abitanti della nostra provincia e dell’Alto Milanese hanno casa. E dopo la paura e il dolore si cerca di fare una stima dei danni.
Le abitazioni sono andate quasi tutte completamente bruciate, stiamo parlando in tutto di circa 140 case oltre al resort all’interno dello stesso villaggio dove erano presenti alcuni turisti. Tutto è stato divorato in un istante: edifici in muratura che si sono velocemente incendiati per colpa del forte vento che ha spinto le fiamme sui tetti in makuti, la tipica paglia locale.
Ora arrivano anche i racconti da chi è riuscito a mettersi in contatto con Mambrui: «Ho parlato con amici che erano lì» racconta Mario Venturi, imprenditore di Castellanza residente a Legnano che aveva casa nel villaggio da molti anni: «Hanno parlato di un inferno di fiamme altissime, hanno solo potuto correre via, senza prendere nulla, la loro casa come la mia è andata distrutta, stasera stessa partiamo per andare a vedere cosa è rimasto».
Medesime scene raccontate da Sandro Fumagalli, imprenditore di Legnano: «I ragazzi che ci curano la casa hanno detto che non c’è più nulla e mentre il fuoco bruciava c’erano ragazzi del luogo che rubavano quel poco che si poteva tra le fiamme».
Ora il problema è anche questo, le razzie: «Noi partiamo subito» racconta Salvatore Puglisi, imprenditore di Sumirago, «per andare a mettere in sicurezza la casa e per vedere di salvare qualcosa»; lui aveva casa in quel villaggio da solo un anno: «Ero rimasto del tutto rapito da quel luogo, ho adottato anche due bambini a distanza».
I varesini in Africa non andavano infatti solo a far vacanza: davano da lavorare a centinaia di persone, circa 480, mantenevano intere famiglie e portavano il loro aiuto ai tanti orfanotrofi della zona. «Un villaggio è andato bruciato» aggiunge Valter Chioatto, di Lonate Ceppino, dove gestisce un bar «ma soprattutto tante vite sono state distrutte, un dolore che ci fa riflettere e ci distrugge». Ora in molti sono in partenza: «Ci stiamo organizzando per andare a vedere cosa è rimasto» spiega Fumagalli che la prossima settimana andrà sul luogo con alcuni amici di Oggiona e di Castronno che avevano anch’essi casa lì, «ma credo proprio che questa volta, l’ennesima che distrugge il villaggio, sarà l’ultima».
E sono invece già in tanti a pensare al domani: «La mia casa, tanti ricordi che mi danno infinito piacere e ora grande tristezza» scrive il varesino Andrea Secondini su Facebook, «ma i ricordi sono legati alle persone, le case bruciano ma si possono ricostruire».
E fa un appello a tutti gli amici che avevano casa lì: «Ci siamo già passati, forza e coraggio, tornerà tutto allo splendore che serbiamo nei nostri ricordi! Amiamo l’Africa e ci rialzeremo: ora noi piangiamo la perdita di un pezzo di cuore ma pur sempre un bene superfluo, penso a tutti i locali che lì avevano un lavoro e che ora non vedono speranza. L’Angel’s Bay sono le persone che lo vivono, non morirà».
s.bartolini
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