VARESE Più che per l’accento fiorentino – che farebbe presagire esuberanza tutta toscana – Marco Cellini colpisce per la concretezza. Anche in un momento speciale quale quello in corso. Doppietta a Grosseto, cinque gol stagionali, un crescendo di condizione (sua e della squadra) che lascia intravedere un immediato futuro ancora più sostanzioso. Il Varese che è tornato a sorridere ha i lineamenti di Marco Cellini.
Cellini, in questo momento lei è un uomo…?
Non appagato. Lo so come funziona in questi casi, quando tutto gira bene.
Come funziona?
Funziona che si fanno i conti e si fa presto a dire: Cellini cinque gol fin qui, ora di maggio saranno almeno dieci.
Invece?
Invece, io penso a quelli che mi son mangiato. Li avessi fatti, altro che cinque gol: sarei a otto-nove, e soprattutto il Varese avrebbe qualche punto in più.
Quindi, non è contento di quel che ha fatto finora?
Solo a metà. Se penso all’anno scorso, non posso che essere felice: però, ci sono quei gol mangiati di cui dicevo prima.
Non possiamo neanche dire che è tornato il bomber che tutti erano convinti che fosse?
No, piano. Prima di usare frasi del tipo «Cellini è tornato» o «ho fatto vedere a tutti chi sono davvero», bisogna aspettare la fine. Io mi ricordo bene l’anno scorso: ancora ce ne vuole perché possa davvero cancellare tutto con un colpo di spugna.
In questi mesi, c’è stato qualcosa che più di tutto l’ha infastidita?
Ho cercato di vivere serenamente la situazione. Direi che quel che è stato detto e scritto sul mio conto era nel gioco delle parti: uno deve saperlo accettare. Ecco, forse qualcosa a proposito della famiglia ce la si poteva risparmiare.
E qualcosa che non le andava giù di se stesso?
Il punto è questo: io sono molto autocritico. Prima badare a quel che si dice di me, cerco di capire dove sbaglio. Non ero contento di quel che combinavo e analizzavo il mio rendimento, nient’altro.
In estate si diceva che al Varese mancasse un bomber: valutazioni smentite?
Se facevano fede i miei tre gol dell’anno scorso, era una considerazione ovvia e pure giustificata. Però, e non parlo solo di me, i gol stanno arrivando. Siamo un reparto molto vario, in termini di caratteristiche, e ognuno dà il proprio.
Martinetti, che stiamo scoprendo, che attaccante è?
Bravissimo di testa, difende palla: la spizza, la tiene tra i piedi. Ha caratteristiche tecniche e fisiche che nessuno di noi altri attaccanti ha. È un giocatore complementare a tutti.
Qual è il segreto della vittoria col Grosseto?
La partenza. Nei primi venti minuti, siamo arrivati tre volte davanti al loro portiere e siamo stati spietati. È stata una partita anomala, è vero: però devi arrivarci, a tirare così tanto e da subito.
Una prova di concretezza?
Sì, il Varese di Grosseto è entrato in campo sapendo quel che voleva e come portarselo a casa. Siamo andati là per vincere, non per accontentarci. E si è visto.
Che cosa c’è di Maran in questa squadra?
Proprio la concretezza. Lui è uno che non transige sull’approccio, sulla mentalità. Infatti, credo che senza eccezioni abbiamo dimostrato di essere piuttosto quadrati.
Possibile che questo Varese così consapevole sia frutto solo del lavoro di Maran?
Quando cambi allenatore, nel gruppo scatta qualcosa. Siamo stati bravi a vincere quelle tre partite in una settimana: i risultati hanno dato tranquillità. E ora si può apprezzare meglio anche il lavoro del mister.
La classifica comincia a prendere forma: la guardate?
Sì che la guardiamo, ma senza porci obiettivi. Penso che per noi potrebbe esserci in serbo qualcosa di importante, a patto che si resti attaccati alla parte sinistra della classifica.
Luca Ielmini
s.affolti
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