Il radical leghista boccia tutti “Non prendiamoci per i fondelli”

Il radical leghista boccia tutti “Non prendiamoci per i fondelli”

VARESE «È stato un controsenso, un gesto da partito schizofrenico», tuona il radical-leghista Fabio Binelli, volontariamente astenutosi dal cosiddetto “flash mob” di ieri pomeriggio.«Non ci sono andato perché non condivido; non si può andare davanti ai cittadini a dire tutto e il contrario di tutto facendo finta di non essere al governo. Questo si chiama prendere per i fondelli la gente e non è quello che ho intenzione di fare». Dall’altra parte, con tale giudizio non intende esprimere condivisione per le scelte del Governo che stanno scatenando malumori e rivolte di coscienza collettive. «Io non contesto il Governo. Sono più radicale: credo si debba uscire dal Governo, ma è un parere da semplice militante». Fa benissimo invece Attilio Fontana nelle sue vesti di sindaco e presidente dell’Anci lombarda a farsi sentire con toni anche forti, secondo il leghista. Ma un conto è il ruolo istituzionale di un sindaco, un altro è quello politico all’interno di un partito. «Non si può confondere la sacrosanta posizione di Fontana con la posizione di un partito che manifesta contro i propri massimi rappresentanti – commenta – e questa non è stata una manifestazione organizzata dal

sindaco ma dal partito, in cui qualcuno sta usando la propria posizione per creare delle fratture all’interno. Non è serio. Il capo del partito è Umberto Bossi e mi chiedo se sia contento che siano stati contestati lui, Maroni e Calderoli, perché questa è la realtà». Inoltre, secondo Binelli, non è stato nemmeno ben chiaro contro cosa si stesse manifestando. «Era contro il Governo, contro la manovra, contro il taglio delle province, contro i tagli ai trasferimenti agli enti locali? Sono personalmente in imbarazzo perché le posizioni autonomiste e federaliste sono state largamente disattese, e condivido il malumore per molte delle scelte fatte, che non è un malumore che si avverte solo nella base militante ma tra tutta la gente. Ma c’è una questione di metodo e di ruolo». Scelta più adeguata sarebbe stata chiamare i parlamentari e i ministri della Lega a tornare sul territorio, non nelle feste ma nelle sezioni, a dar ragione delle proprie scelte mettendoci la faccia. «Non sono in grado di dare un giudizio perché non capisco più quale sia la posizione della Lega, ma se ognuno fa di testa sua il partito non esiste più».

s.bartolini

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