BOBBIATE Una maestra lo è per sempre. Non è un modo di dire, ma il nome di un «modello di insegnamento post-pensione» nato sette anni fa dall’entusiasmo del preside Roberto Fassi che lo ha sperimentato nelle scuole elementari Carducci di Casbeno e Fermi di Bobbiate. Fassi ebbe l’intuizione di dare alle maestre che lo desideravano la possibilità di rimanere a scuola anche
dopo la pensione, occupandosi di specifici progetti. Chissà, forse avrà pensato a questa soluzione vedendo i bambini stringersi intorno alla maestra per non farla andare via. Guardando gli striscioni di arrivederci, i palloncini, i messaggi di affetto appesi ai cancelli. Oppure osservando gli occhi lucidi delle maestre che chiudono dietro di sé la porta dell’aula, sapendo che non la varcheranno mai più.
Dal giorno in cui Fassi ha detto “potete rimanere”, le maestre (non tutte, ma parecchie) non se ne sono più andate. Alcune svolgono laboratori di arte e educazione all’immagine. Altre aiutano gli alunni un po’ in difficoltà a rimanere al passo con le lezioni, affiancandosi alle insegnanti di sostegno. Tutto gratuitamente, per amore della scuola.
Una delle prime maestre a voler restare è stata Maria Antonina Ventura. In pensione dal 2004, ancora oggi dedica undici ore alla settimana agli alunni della Fermi. Un impegno che non mette mai in secondo piano, neppure se l’auto non parte o se nevica. Le maestre per sempre, infatti, accettano di lavorare a scuola in alcune fasce orarie che devono essere rispettate, sebbene una certa flessibilità sia tollerata.
«Ho scelto di continuare a venire a scuola perché ricevo molto dai bambini, è un arricchimento continuo – racconta la maestra Ventura – Il mio ruolo, naturalmente, è un po’ cambiato rispetto a quando ero la maestra vera e propria. Ma da quando sono “di supporto” i bambini si sentono più liberi di fare confidenze e di raccontarmi quello che pensano».
A fronte del successo, il modello «maestre per sempre» è stato adottato anche dalla scuola media Dante Alighieri: si tratta di un aiuto importantissimo con le difficoltà economiche attuali e i tagli che penalizzano la didattica.
«Per le maestre la scuola diventa la vita, per questo continuare a lavorare dopo la pensione non spaventa – aggiunge Mariuccia Nisolli, referente della Fermi – Dispiace lasciar morire la professionalità. Dare alle maestre la possibilità di rimanere a scuola è un modo per valorizzarne l’esperienza».
«È difficile accettare l’idea che la pensione appiattisca i ritmi della quotidianità – continua Carla Acchini, un’altra referente didattica – Ho notato che le maestre per sempre lasciano l’incarico solo quando arriva un nipotino. Altrimenti è come se avessero bisogno dei bimbi».
È con esperienze così che la scuola dimostra di essere fatta prima di maestre, professori, bimbi e studenti.
Adriana Morlacchi
e.besoli
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