Il Governo blinda il ddl Sicurezza. Pd: Rischio leggi razziali

Il Governo blinda il ddl Sicurezza. Pd: Rischio leggi razziali


Roma, 7 mag. (Apcom)
– Il governo blinda il disegno di legge sulla sicurezza con il voto di fiducia che però arriverà soltanto tra una settimana con qualche disappunto del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e del suo partito, la Lega. La tensione sul provvedimento che regolarizza le ronde, introduce il reato di immigrazione clandestina e prolunga fino a sei mesi il periodo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione è altissima: il segretario del Pd, Dario Franceschini, alza il tiro evocando lo spettro delle leggi razziali e anche dal Vaticano arriva la “preoccupazione” per un testo che, sì, “è migliorato” ma contiene “il peccato originale: cioè la criminalizzazione del migrante”.

Il via libera a porre la fiducia su tre maxiemendamenti al ddl sicurezza è arrivato nel Consiglio dei Ministri convocato ad hoc ieri mattina e un paio di ore dopo si rivela agli occhi del ministro Maroni come la decisione più azzeccata: in Aula alla Camera infatti la maggioranza e il governo vengono battuti sulla ratifica del Trattato di Prum. Una votazione a scrutinio segreto dalla quale emergono sette franchi tiratori. Il titolare del Viminale non ha dubbi: “I malumori che ci sono in una parte della maggioranza, ed escludo che questa parte sia la Lega, si rendono evidenti con il voto segreto. La votazione di questa mattina dimostra che abbiamo fatto non bene ma benissimo a decidere di porre la questione di fiducia sul ddl sicurezza”.

Dopo il Cdm, tuttavia, Pdl e Carroccio passano di riunione in
riunione per decidere quando porre in Aula la questione di
fiducia: Maroni e Lega vorrebbero subito, il Pdl vuole
dedicarsi invece alla campagna elettorale, come spiega Italo
Bocchino tra una riunione e l’altra. Tre voti di fiducia infatti
terrebbero inchiodati i deputati in Aula almeno fino a venerdì.
Alla fine la decisione è presa nella seconda conferenza dei
capigruppo della giornata: il governo porrà la fiducia martedì,
mercoledì ci saranno le tre votazioni per appello nominale,
giovedì il voto finale.

La decisione di porre la questione di fiducia viene accolta male
dall’opposizione. Il leader Idv, Antonio Di Pietro, parla di
“regime” ma stavolta a usare le parole più dure è Franceschini:
“E’ immorale usare la paura per tornare, 70 anni dopo, alle leggi razziali. Ci sono momenti in cui anche un riformista e un
moderato deve alzare la voce: c’è stato un momento nella storia
del nostro paese in cui bambini venivano cacciati dalle scuole a
causa della loro religione”, ed è quello che si rischia con
l’introduzione del reato di clandestinità contenuto nel ddl. Le
parole del numero uno dei Democratici ricevono gli strali della
maggioranza che lo accusano di essere “fuori dalla realtà” e lo
invitano a “vergognarsi”.

Critiche al ddl arrivano anche da Oltretevere. A parlare è
monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti: “Su alcuni aspetti del ddl c’è stata una riflessione che ha fatto sì che alcuni punti da me considerati deleteri sono rientrati. Su altri aspetti invece il ddl è ancora preoccupante”. Monsignor Marchetto punta il dito soprattutto contro il reato di immigrazione clandestina: “La questione che ho posto fin dall’inizio è la criminalizzazione del migrante: questa è un peccato originale”.

Luc

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google