GALLARATE Omicidio colposo per un incidente mortale provocato dalla scarsa illuminazione e da un cantiere mal segnalato. E’ questa la pesante accusa di cui sono chiamati a rispondere Claudio Stefelli, responsabile del servizio tecnico del traffico di Gallarate e Salvatore Campo, titolare dell’azienda che effettuò i lavori alla rotonda tra via Magenta e largo Pasta a Gallarate. L’incidente si verificò il 29 giugno 2004, poco dopo mezzanotte. Il fatto è stato ricostruito in tribunale da due testimoni. Un signore si trovava sul balcone e vide due moto arrivare in via Magenta. «Solo la rotonda era illuminata e nella parte precedente della strada c’era un dislivello, non segnalato». La moto si infossò nel dislivello e il ragazzo, dopo aver urtato il bordo dello spartitraffico, picchiò
la testa contro il marciapiede. «L’illuminazione mancava da una decina di giorni e a segnalare i lavori c’era solo un cartello difficilmente visibile, messo di taglio». Un ragazzo seguiva l’amico in moto, a pochi metri di distanza. «Stavamo tornando a casa. La strada era molto buia e si vedeva solo la rotonda in fondo. Ad un certo punto ho visto Marco ribaltarsi». I medici del 118 non poterono fare nulla per salvare il ragazzo. Alla prossima udienza, fissata per il 25 giugno 2012, il reato sarà già prescritto. Un epilogo che non soddisfa Cesare Cicorella, legale di Stefelli. «Il discorso della mancanza di illuminazione è destituito di ogni fondamento». L’avvocato chiede che il processo venga fatto nel merito, sentendo anche i testi della difesa.
e.romano
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