VARESE Micaela Macovei, 39 anni, è tornata da tempo in patria, in Romania. Ha capito che in Italia si era ormai “bruciata” la piazza. Ieri infatti è stata condannata dal tribunale di Varese a un anno e quattro mesi di reclusione. La fuga dovrebbe tuttavia metterla al sicuro dal gabbio.
Il giudice monocratico Anna Giorgetti, riconoscendo la fondatezza delle accuse formulate dal viceprocuratore onorario Monica Crespi, è stata riconosciuta colpevole di furto e di utilizzo indebito di carta di credito.
I fatti risalgono all’ottobre del 2006 quando la Macovei lavorava come collaboratrice domestica per un’anziana di Varese. Approfittando del rapporto di fiducia che era riuscita a instaurare con la sua datrice di lavoro, si era appropriata della carta di credito della nonnina. E in cinque giorni, tra il 6 e l’11 ottobre, aveva compiuto dieci prelievi da 250 euro ciascuno. La vecchina, che ora è deceduta, era nata nel 1925. Aveva quindi 81 anni. Ma era tutt’altro che sprovveduta. Controllando gli estratti conto aveva notato gli ammanchi. E così aveva fatto scattare la denuncia.
Nel corso delle indagini i carabinieri avevano appurato che chi aveva effettuato i prelievi aveva correttamente utilizzato il codice Pin. E ciò aveva ristretto l’ambito dei possibili colpevoli alle persone più vicine alla derubata. Controllando la Macovei, i militari avevano notato che questa aveva già un precedente per furto aggravato (commesso in un’altra città).
Era poi emerso che la telecamera di una banca aveva immortalato la rumena durante una delle operazioni. Il ritrovamento della carta di credito rubata nell’auto della donna aveva chiuso il caso.
E. Rom.
e.marletta
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