PONTIDA Fosse per i varesini, quelli della «sua» sezione, Bobo Maroni sarebbe già premier. O qualcosa di più. Duemila, forse tremila: la provincia dell’Umberto e del ministro dell’Interno, del segretario nazionale Giancarlo Giorgetti e del capogruppo del Carroccio alla Camera, Marco Reguzzoni, s’è radunata in massa in quel comune di quattromila anime a venti chilometri da Bergamo dove il 7 aprile 1167 ci fu lo storico giuramento dei comuni della Lega Lombarda per combattere contro Federico Barbarossa. «Gli applausi sono chiari, è Maroni il prossimo» dicono in più d’uno: «È l’incoronazione di Maroni premier, questa volta è stato il più incisivo» scandisce senza tentennare Paola Ghiringhelli, che non esclude che in futuro possa addirittura arrivare alla guida del Carroccio. Varese su e giù dal palco, Varese come sempre protagonista, Varese che parla: pane al pane, vino al vino. Il ministro c’è venuto tre volte in una settimana nella sua provincia, da qui ha scandito i ritmi del governo e il timing della svolta. Anche il sindaco (maroniano) Attilio Fontana s’è fatto sentire prima e dopo la rielezione, contro le strette di Tremonti e contro l’acqua alla gola dei comuni virtuosi. Se ne sono accorti tutti i lumbard, e l’hanno dimostrato con il tributo d’applausi riservato al primo cittadino («Con
un popolo così, il mondo è nostro») che dal palco ha letto il giuramento dei borgomastri anche a nome dei 52 neo-insediati: «Sono stati lanciati messaggi sia all’esterno che all’interno» sintetizza la giornata l’assessore all’urbanistica Fabio Binelli prima di ripartire con l’autobus: «È stato dato grande spazio ai sindaci e gli stessi ministri hanno parlato dopo Bossi. Un modo per ribadire il legame con il territorio e l’assoluta prevalenza della linea politica di Bossi».Di salamelle, a fine discorso, non ce ne sono più: pazienza, resta il messaggio: «Io e Bossi siamo venuti grandi insieme, lui è sempre stato esplosivo. E di lui ci fidiamo» sottolinea Giuseppe De Franceschi, in trasferta con la moglie Ernestina da Cassano. «Bossi? Certo che non ci ha deluso» ribadisce Sergio Moreni da Besozzo. «La sberla? Macché, la Lega ha aumentato i voti e i giovani sono in aumento» ribatte pure Andrea Tomasini, coordinatore provinciale dei Giovani Padani. Positivi, carichi: «Pontida ci rigenera, ci dà la carica e il clima è buono» gli fa eco il dirigente cittadino Marco Bordonaro. Sullo sfondo c’è voglia di ricominciare. Magari proprio dal Bobo di Varese: «Maroni premier? Perché no?». Parola di Paride Brusa e Fabio Betti da Laveno che da Pontida rientrano «soddisfatti e sempre più motivati».Sara Bartolini
s.bartolini
© riproduzione riservata











