VARESE «Sono incazzato, molto incazzato, più incazzato di prima. Perché nel primo processo la giustizia sportiva è stata soft, ben lontana dal considerare correttamente la gravità dei fatti, così come sta emergendo in queste ore».
Antonio Rosati non le manda a dire, all’indomani dei clamorosi arresti ordinati dalla procura di Cremona per lo scandalo scommesse. Il patron del Varese è un fiume in piena: «Lo scorso campionato di B era molto più falsato di quanto pensassimo. In estate c’era fretta di chiudere il discorso per far partire la stagione: se si fosse valutato a dovere il coinvolgimento delle società, per esempio l’Atalanta, le sentenze sarebbero state diverse. E a quest’ora noi giocheremmo in serie A».
Il Varese non starà a leccarsi le ferite: «Il danno sportivo ormai è fatto, nessuno potrà restituirci i risultati sudati sul campo. Ma posso garantire che chiederemo i risarcimenti fino all’ultimo centesimo. Mio fratello Giuseppe e l’avvocato Grassani seguono passo passo l’inchiesta. Non c’è più fretta, si accerteranno con calma le responsabilità, temo che avremo altre brutte sorprese. Aspettiamo: stavolta la magistratura ha prodotto un’azione di forza alla quale dubito che gli indagati resisteranno».
Rosati glissa sulla reazione compassata del leader di Lega Abodi («Giusto che non alzi i toni, è super partes: sta a noi presidenti dare risposte forti») e rivela un’amara convinzione: «A questi livelli non credo che i giocatori, da soli, possano combinare così tante partite: dev’essere coinvolto un livello più alto. E questo, da sportivo, mi fa ancora più male».
Stefano Affolti
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