VARESE Il falò di Sant’Antonio è salvo. Così come la Gioeùbia di Busto Arsizio e tutti i fuochi che da secoli in Lombardia segnano il passaggio dall’inverno alla primavera. Lo ha detto, finalmente, la Regione, che aveva messo in pericolo i falò per l’elevata quantità di polveri sottili che si sprigionano nell’aria con la combustione della legna. Ma ieri è
stata approvata una delibera, proposta dall’assessore alla Cultura, Massimo Buscemi, e dell’assessore all’Ambiente, Marcello Raimondi, che consente, previa autorizzazione del sindaco, falò e fuochi all’aperto, sempre che siano legati alla tradizione popolare e culturale della Lombardia. «L’autorizzazione deve comunque assicurare il rispetto delle norme vigenti e prevedere eventuali prescrizioni a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ambiente» si legge nella delibera.
Proprio il caso del falò di Sant’Antonio: come avevano fatto notare i consiglieri regionali Pd, tra cui Alessandro Alfieri, un’interpretazione troppo restrittiva della Dgr Lombarda dell’11 luglio 2008 n.7635 sull’inquinamento da combustione di biomasse legnose avrebbe potuto mettere a rischio il tradizionale appuntamento di piazza della Motta.
«Dopo che il falò di Cicognolo, in provincia di Cremona, era stato spento dalla norma antismog – racconta Alfieri – abbiamo sollecitato la Giunta lombarda a ripensare a questo punto della normativa, discutendone anche in Commissione. Erano a rischio tutti i riti delle festività. La decisione di buon senso della Giunta dimostra che non era una questione di secondo piano».
Interviene sulla questione anche Raffaele Cattaneo, varesino e assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità: «Resta il fatto che questi falò producono una elevata quantità di polveri sottili per le quali combattiamo tutti una battaglia per la salubrità dell’aria. Per difendere le nostre tradizioni facciamo una motivata eccezione».
I Monelli della Motta, storici custodi di una tradizione amatissima in città, plaudono all’iniziativa della Regione: «eravamo certi che sarebbe arrivato un provvedimento “salva-falò” – dice il presidente Giuseppe Redaelli – la ragione ha prevalso, perché qui le tradizioni hanno un peso». I Monelli, quindi, lasceranno passare giusto Natale e
Santo Stefano, poi si butteranno anima e corpo nell’organizzazione del falò, per recuperare il tempo perduto. L’assessore varesino al Commercio, Sergio Ghiringhelli, invita i privati ad aiutare i Monelli e il Comune nell’organizzazione di una festa così sentita: «le risorse sono poche, ma confidiamo nell’entusiasmo dei varesini per la tradizione salvata».
Secondo il consigliere regionale leghista Renzo Bossi, il rischio sarebbe stato addirittura quello di «una rivoluzione a Varese». «Il problema delle polveri sottili che rendono l’aria delle nostre città irrespirabile è molto serio – dice Renzo Bossi – e ci vorranno delle precauzioni e delle regole ad hoc. Per questo era giusto intervenire, ma perdere le tradizioni significa perdere parte della nostra cultura».
Il falò di Sant’Antonio e tutti gli altri sono savi, quindi. I Monelli della Motta stanno già pensando a rendere speciale l’edizione 2012, scampata alla cancellazione grazie ad un bipartisan amore per il falò.
Chiara Frangi
j.bianchi
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