Ex Maino: un’agenda accusa Ma spariscono le testimoni

GALLARATE «Fui pagato da Paggiaro, ma per il lavoro che avevo svolto per lui e che era stato fatturato». Piermichele Miano, architetto imputato con Nino Caianiello, ex presidente di Amsc ed esponente di spicco del Pdl a livello provinciale, nel processo ex Maino ha risposto senza battere ciglio alla domanda del pubblico ministero Francesca Parola. I due sono accusati in concorso di concussione per una presunta mazzetta da 400 mila euro.

Su di un’agenda contabile tenuta da Anna Maria Iametti, moglie di Leonida Paggiaro all’epoca dei fatti, è scritto: 150 mila euro a Miano. Per l’accusa quella cifra rappresenta parte della mazzetta pagata dalla famiglia Paggiaro per vedersi agevolare la costruzione di un supermercato sull’area ex Maino, appunto. «Non so cosa voglia dire quella frase», ha replicato Miano sottolineando di essere stato pagato per il lavoro svolto da Paggiaro.

A sciogliere il mistero avrebbe potuto contribuire Sabrina Paggiaro, figlia dell’imprenditore, in elenco testi ieri mattina: la donna non si è presentata, così come non si è vista Federica Motta, imputata in un altro processo sempre per concussione. Le due donne non sono state trovate nei loro domicili dai carabinieri inviati dal presidente del collegio Adet Toni Novik che ieri mattina ha disposto per entrambe un accompagnamento coattivo.

In assenza di altri dettagli la domanda spontanea è stata: «Perché Paggiaro avrebbe dovuto ingiustamente accusarla?». Per Miano tutto è riconducibile all’acrimonia che Paggiaro aveva nei confronti dell’ex moglie e delle figlie che lo estromisero da tutte le attività di famiglia. «Quando il cantiere ex Maino partì arrivò ad offrirmi 100 mila euro affinché facessi pressioni sul capo dell’ufficio tecnico perché i lavori venissero bloccati», ha spiegato Miano.

Lo stesso spirito di vendetta sottolineato da un altro testimone che ieri ha raccontato come «Paggiaro mi chiese un incontro con Caianiello al quale offrì del denaro perché i lavori venissero fermati». Sul banco ieri anche l’ex segretario gallaratese di Forza Italia, ed ex assessore, Massimo Bossi al quale è stato chiesto di un assegno da 10 mila euro trovato in possesso di Caianiello e firmato da Miano: «Un finanziamento al partito fatto però in modo errato, tanto che l’assegno non fu incassato – ha detto Bossi, confermando le dichiarazioni di Miano – Non era quella la corretta modalità per sostenere economicamente il movimento».

E dopo Bossi è salito al banco l’ex sindaco Nicola Mucci il quale ha riferito che i litigi familiari di Paggiaro «erano ben noti a tutti. Con Caianiello, però, non mi capitò mai di parlarne».
Si torna in aula il 22 novembre.

Simona Carnaghi

j.bianchi

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