Busto, la lunga marcia delle coppie gay «Noi, all’estero per avere un figlio»

BUSTO ARSIZIO Mentre una sentenza della Cassazione riconosce alle coppie omosessuali gli stessi diritti della famiglia, a Busto Arsizio “Tutte le facce dell’amore” si è aperta con una protesta.

Il Comune non avrebbe concesso lo uno spazio pubblico per la presentazione di “Piccolo Uovo”, il libro di Paola Prandi che affronta con un approccio dedicato ai bambini il tema delle famiglie omogenitoriali, e gli organizzatori della manifestazione l’hanno presa male. «Abbiamo presentato la richiesta un mese fa e non ci è mai stata data risposta», contestano. Così ieri mattina Comitato antifascista, Anpi e alcuni gruppi di sinistra si sono dati appuntamento davanti a Palazzo Gilardoni per chiedere regole e criteri oggettivi per l’assegnazione degli spazi comunali.

La presentazione del libro si è fatta comunque, prima al Dondolibro, con una lettura animata per i bambini, e poi alla Galleria Boragno, dove ha parlato l’autrice. Il pubblico ha risposto ugualmente numeroso: «Quello che fa più specie – commenta Elena Martignoni, referente per la Lombardia e per

Busto dell’associazione Famiglie Arcobaleno – è che ci scontriamo con istituzioni e normative, quando la città si dimostra aperta nei nostri confronti. Io e la mia compagna siamo andate all’estero per fare nascere nostro figlio. Anche se per l’Italia non siamo una famiglia, viviamo come se lo fossimo».

Daniela e Marisa convivono da cinque anni in città. Nel febbraio del 2011 sono andate a Copenaghen per sottoporsi all’inseminazione artificiale e oggi il piccolo Alessandro, nato a Milano da Marisa, la madre biologica, ha 17 mesi: «Nel momento in cui abbiamo deciso di avere un figlio ero molto tormentata, avevo paura dei pregiudizi – racconta Daniela – poi ho seguito lo slogan delle Famiglie Arcobaleno, dice che “è l’amore che fa una famiglia”. Mi sono convinta e oggi siamo felicissime. Anche se, a livello normativo, siamo ancora un Paese arretrato».

Elena Pardi con i suoi libri contribuisce a costruire una cultura dell’inclusione: «La famiglia omosessuale – ha spiegato – non è la brutta copia di quella tradizionale, ma un altro modo di essere felici».

Valeria Arini

s.affolti

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