Roma, 14 mag. (Apcom) – L’elemento fattuale è che il governo
ha incassato ben tre fiducie in un giorno solo, una per ogni
maxi-emendamento presentato alla Camera al ddl sicurezza; il dato
politico è che in maggioranza si registrano ancora scintille tra
il presidente della Camera Gianfranco Fini e il leader della Lega
Umberto Bossi sul respingimento dei richiedenti asilo politico
ma, quando poi si tratta di presentarsi all’appuntamento con
l’urna, la maggioranza avanza compatta. E il presidente del
Consiglio, alla Camera durante l’ultimo voto della giornata,
sorride soddisfatto.
Eppure, ieri mattina il sole di Roma aveva rischiarato quelle
che potevano definirsi ‘scintille’ nella coalizione di governo.
Fini, conversando con i cronisti, aveva infatti detto chiaro e
tondo che “l’Onu non è in campagna elettorale”, mentre in Italia
ci sono “eccessi propagandistici” che sarebbe meglio evitare,
soprattutto su una faccenda delicata come i richiedenti asilo
politico e il loro respingimento. “Bisogna evitare eccessi
propagandistici”, il ragionamento di Fini, e la proposta del
ministro dell’Interno Roberto Maroni di di far verificare le
richieste di asilo in Libia “è un’ipotesi tra le tante, non
peregrina”.
Insomma, un problema con i respingimenti “c’è” e “non è un
problema di punti di vista: ci sono le norme di diritto
internazionale. Esiste il problema del respingimento dei migranti
ed esiste il diritto all’asilo. Solo che va verificato. Se si
verifica sul territorio nazionale esistono i Cie, se si verifica
durante il trasferimento deve essere certo che sia fatto in modo
esaustivo e completo. Forse bisognerebbe pensare a istituire dei
centri anche nei paesi notoriamente di transito, coinvolgendo le
organizzazioni internazionali come l’Onu e la Ue”.
Parole che Fini pronuncia con pacatezza, ma che scatenano la
replica della Lega. E’ proprio il Senatur Umberto Bossi a dire la
sua: i richiedenti asilo? “cominciamo a respingerli – afferma
lapidario – e dopo si vede”. Poi, la risposta al presidente della
Camera: “se poi non fai propaganda quando sei sotto elezioni,
quando la fai?”.
Scintille, appunto, che necessitano di un chiarimento immediato.
Colloquio di una mezz’ora nello studio del presidente della
Camera tra i due (alla presenza del capogruppo del Carroccio
Roberto Cota) e, al termine, lo stesso Bossi puntualizza che
“Fini è uomo di parola, lui la parola la mantiene”. Del resto, il
Senatur ha sempre riconosciuto che “con Fini il rapporto è
facile, se ti dà la parola la mantiene. Insomma… abbiamo
parlato di cose alte, di come ci si comporta reciprocamente tra
alleati”.
Sullo sfondo, il voto parlamentare sul ddl sicurezza, cavallo di
battaglia della Lega e dell’inquilino del Viminale, ultimamente
sostenuto a spada tratta anche da palazzo Chigi: tre
maxi-emendamenti con tre voti di fiducia, passati senza intoppi.
Berlusconi, paciere, uscendo da Montecitorio tira le somme. Le
politiche adottate dal Governo italiano sui respingimenti dei
clandestini, sancisce il premier “sono in linea con le direttive
Ue, col diritto internazionale, con la legge italiana. Tutto il
resto sono cose…”. Insomma, “c’è un’agenzia dell’Onu in Libia –
aggiunge Berlusconi – chi vuole venire qui e chiedere di essere
accolto perchè ha i requisiti per essere considerato persona da
accogliere si reca all’agenzia dell’Onu in Libia e lì avrà la
ricezione del suo nome. E ricordiamoci che la Libia ha avuto
negli ultimi tempi la presidenza del consiglio dell’Onu per i
diritti umani”.
Chiuso ‘l’incidente’ tra Fini e la Lega e risolta la formalità
dei voti, a Montecitorio resta solo l’opposizione, a recriminare
per la fiducia posta dal governo al ddl e a presentare odg per
“sfidare l’esecutivo almeno ad un’assunzione di responsabilità su
temi che in commissione apparivano condivisi” e che sono usciti
dal ddl a causa dei maxi-emendamenti.
Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia,
annuncia infatti di aver convertito gli emendamenti dei
Democratici in odg e spiega che “l’aver posto la fiducia sul ddl
impedisce all’opposizione di votare a favore di quegli
emendamenti, di cui è stata artefice. Mettendoci in una posizione
assurda”.
Inoltre – prosegue Garavini – è assurdo che questo pacchetto
sicurezza non venga utilizzato dal governo per inserire tutta una
serie di aspetti determinanti nella lotta alla mafia”, anche se
nel testo ci sono “comunque alcuni elementi positivi”. “Noi
comunque – conclude la democratica – saremo impegnati in prima
fila al Senato perche queste proposte migliorative vengano
inserite nel pacchetto sicurezza”.
Gic
MAZ
© riproduzione riservata










