VARESE «In quello spogliatoio ho fatto di tutto. Ho giocato, ho vinto uno scudetto, ho fatto le pulizie, spento le luci insieme ai custodi. Mi mancava solo di entrare a Masnago come telecronista». In tre righe, il pomeriggio speciale di Gianmarco Pozzecco: commentatore di Varese-Venezia per La7.Poz: pensavamo di averle viste tutte.E invece vi tocca pure questa: Pozzecco giornalista. Uno spasso girare per la tribuna stampa e chiamare “colleghi” quelli che fino a qualche anno fa stavano dall’altra parte della barricata.Che cosa proverà, oggi pomeriggio?A Masnago sono tornato tante volte, dopo aver lasciato Varese: prima da avversario, poi da amico e tifoso. Ogni volta è stato qualcosa di speciale, di strano: per me e per tutta la gente. Oggi tornerò con un ruolo diverso, e so già che sarà emozionante. E strano.Perché?Quando giocavo qui, giocavo per far vincere Varese. Quando sono venuto da avversario, soffrivo come una bestia dovendo fare canestro contro quello che era il mio cuore. Poi, da quando ho smesso di giocare, ho potuto permettermi di venire qui da tifoso: di esultare per i canestri di Varese, e di essere felice quando si vinceva.E oggi?Oggi no, sarà diverso. Il mio ruolo e la mia professionalità mi impongono di essere un po’ obiettivo, non troppo partigiano: ma so già che sarà difficile.Suvvia: il suo collega Ugo Francica Nava le perdonerà qualche partigianeria, non crede?Penso di sì: del resto, tutti mi conoscono e sanno chi sono, da dove vengo, da che parte batte il mio cuore. Cercherò di essere neutrale
e imparziale, soprattutto per rispetto verso Venezia e i suoi tifosi. Ma non potrò fingere di essere un’altra persona: io sono Gianmarco Pozzecco.Verrà fuori il suo amore per Varese?Di certo, non farò nulla per nasconderlo: e so che quelli de La7 non si arrabbieranno, così come non si arrabbieranno troppo nemmeno i telespettatori. Ma non è questo che mi preoccupa.E cosa, allora?Dovrò sforzarmi di scindere il più possibile i sentimenti dalla professionalità. Non sarà facile, perché credo di essere un “diversamente intelligente”.Questa, ce la spiega.Io non ho un’intelligenza normale, anzi: credo di essere un po’ stupido da quel punto di vista. Però ho una grande intelligenza emotiva: vivo tutto a pelle e mi nutro di sensazioni. Ecco perché parlare di Varese sarà strano.Giocatore, tifoso, telecronista: la prossima veste del Poz a Masnago?Il mio futuro è in panchina: diventerò allenatore, e ovviamente sogno di essere un giorno l’allenatore di Varese. Quando vinsi lo scudetto qui feci un patto con il diavolo: gli chiesi di farmi vincere con Varese, e lui in cambio mi strappò la promessa di non tornare più a vestire questa maglia da giocatore. Come allenatore, però, posso.Paradosso: il più grande mangia allenatori della storia che si siede in panchina…Son cresciuto. Si vede che a furia di litigare con loro, li ho capiti. Poi, non chiedetemi altro.In che senso?Nel senso che, dopo essere tornato da allenatore, Masnago non mi vedrà più in ruoli diversi. Tornerò da morto, e spargerete le mie ceneri nello spogliatoio biancorosso.Chi vincerà, oggi?Andate a quel paese.
Francesco Caielli
j.bianchi
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