BUSTO ARSIZIO E’ forte e chiaro il messaggio di Roberto Vender. L’ex patron invita tutto il mondo biancoblù a prendere atto e a riflettere: le sue sono parole anche dure, ma che danno i contorni esatti della realtà tigrotta. Senza creare illusioni o dipingere fantomatici salvatori della patria. «La prima e l’unica cosa che conta davvero – sottolinea – è la salvezza della Pro Patria, del suo blasone e della sua storia anche se comprendo che è dura per la gente accettare un azzeramento totale ripartendo dai dilettanti».La serie D potrebbe essere il punto di ripartenza?«Faccio una domanda io: a oggi c’è gente a Busto pronta a gestire la Pro Patria in questa categoria. Conosco la realtà e so che tanti parlano di Pro Patria ma poi quando si tratta di mettere mano al portafogli saltano fuori mille scuse e alibi. Ritengo che ricominciare dalla serie D sarebbe una bella sfida perché verrebbero eliminati tutti gli alibi».Ma prima devono
venire gli attori o il progetto? «Purtroppo la realtà di oggi a Busto dice che mancano sia gli uni che l’altro. Al momento non ci sono le persone e nemmeno, da quanto leggo, le idee chiare». E se non si trovassero imprenditori disposti a gestire i costi della serie D, «se ne devono cercare per la categoria inferiore (l’Eccellenza). L’importante è che vi sia una programmazione capace di riportare in alto la Pro Patria e che questa sia condivisa fra diversi soggetti visto che il calcio non permette più a una sola persona di andare avanti. Ammetto che dire queste cose e vedere la situazione in cui sono i tigrotti mi fa stringere il cuore perché la mia famiglia ha fatto tanti sacrifici per tenere in piedi la Pro Patria tra i professionisti». Per Vendere il rischio di fare la fine di Legnano “è molto concreto, come che Busto possa rimanere senza calcio”.Giovanni Toial’intervista completa sul giornale di oggi
m.lualdi
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