Fmi; Strauss-Kahn: Questa è “la Grande Recessione”, non è finita

Fmi; Strauss-Kahn: Questa è “la Grande Recessione”, non è finita


Roma, 15 mag. (Apcom)
– Quella a cui sta assistendo il mondo
potrà essere ricordata come “la Grande Recessione”, ha affermato
il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique
Strauss-Kahn, un termine per sottolinearne la gravità, ma anche
per differenziarla dalla “Grande Depressione” che seguì la crisi
del 1929. Secondo il numero uno dell’istituzione di Washington il
ripetersi di questo scenario è stato “quasi certamente
scongiurato”, grazie al massiccio intervento messo in campo dalle
autorità e anche grazie a una “imponente” manovra di
coordinamento internazionale.

Tuttavia Strauss-Kahn esorta a non abbassare la guardia: “Questa
crisi non è finita, e con ogni probabilità ci aspettano altre
prove da superare”, ha affermato intervenendo oggi a un convegno
organizzato a Vienna dalla Banca centrale austriaca. “Sarebbe
sbagliato se a questo stadio ci mettessimo a contratularci tra
noi, abbandonandoci all’autocompiacimento”.

Secondo Strauss-Kahn bisogna invece approntare “strategie di
uscita” dalla fase di gestione dell’emergenza, che sta provocando
marcati deterioramenti dei conti pubblici di diversi paesi a
causa delle ingenti misure mobilitate. E sul fronte delle
politiche monetaria ultra espansive all’opera serviranno “piani
risoluti per drenare le liquidità – ha proseguito, secondo quanto
riporta un comunicato dell’Fmi – e tornare a una intermediazione
finanziaria prevalentemente dominata dal settore privato”.

In questa fase “non dobbiamo dimenticarci che i paesi hanno
anche bisogno di strategie di uscita credibili dalle politiche
messe in campo con la crisi. Sulle politiche economiche – ha
detto Strauss-Kahn – c’è un tempo per la semina e un tempo per la
raccolta, e le politiche espansive di oggi devono andare
mano-nella-mano con politiche rigorose domani”.

Su questo versante “l’autocompiacimento servirà solo a preparare
la strada a seri problemi di solvibilità” più avanti, ha
insistito. “Queste strategie di uscita implicano a loro volta la
necessità di coordinamento (internazionale), forse anche di un
maggior coordinamento perché le scelte politiche diventano più
difficili. Le grandi sfide sono ancora davanti a noi – ha
concluso il numero uno dell’Fmi -. Non perdiamo lo slancio”.

Voz

MAZ

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