VARESE Se le donne trovano poco spazio nelle istituzioni, e Varese ne è la riprova, nei consigli d’amministrazione delle aziende pubbliche le cose vanno molto peggio. La Camera dei deputati ha approvato una nuova legge che impone nei cda delle società pubbliche almeno un quinto di quote rosa. Da innalzare, nei prossimi anni, ad un terzo. Un problema che non sarà da poco, a Varese, dove ci sono le aziende pubbliche più “maschiliste” d’Italia. Su 27 esponenti di tutti i cda, sono appena tre le donne presenti. Una situazione “poco rosea”, è il caso di dirlo, a Varese, dove la latitanza del gentil sesso inizia nelle istituzioni pubbliche: una sola donna in consiglio (su 32 consiglieri), una sola in giunta (su 9 assessori). Nelle municipalizzate, la figura più magra la rimediano Aspem Reti e Avt (100% proprietà comunale). Sulla prima, un velo pietoso. Nel cda siedono 5 esponenti, perfettamente divisi in base alle quote di partito ma nessun partito ha pensato a una donna. Il Pdl ne ha tre, il presidente Ciro Calemme, Luca Lo Giudice e Silvio Tizzi. Uno la Lega, Mario Speroni. E uno l’Udc, Graziano Tolo. Va un po’ meglio, ma solo per il momento, in Avt. Qui il cda è ridotto a tre persone: il presidente Maurizio Marino (Pdl) e i consiglieri Marco Praderio e Alessandra Bortolon (Lega Nord). Peccato che il cda sia in scadenza: per il rinnovo la Lega ha già indicato due nomi: Enzo Cantoni e Giovanni Pizzato, tutti e due uomini. Mentre nel Pdl, per la presidenza, ci
sarà un ballottaggio tra l’uscente Marino e l’ex assessore del Comune Fabio Carella. Andando ad altri enti la situazione non cambia. Aler Varese, l’azienda pubblica che si occupa di case popolari e il cui cda è nominato da diversi enti (Comune, Provincia e Regione), è anche peggio. I sette consiglieri sono tutti uomini. Aspem spa e Varese Risorse, aziende assorbite da A2A, hanno una sola donna a testa, su due cda da sette e cinque membri. Ma solo una è varesina (il Comune esprime tre consiglieri nella prima, e due nella seconda): Chiara Di Giovanni (Pdl), del cda di Varese Risorse, dimissionaria.Le quote rosa non vanno un granché. «È colpa di una mentalità varesina ancora chiusa ai cambiamenti – spiega Luisa Oprandi, consigliere comunale del Pd – Siamo provinciali nel senso che nella mentalità comune c’è ancora una forte divisione tra lavori da uomo e lavori da donna. E ovviamente la politica viene vista come lavoro da uomo. Certo, se le istituzioni non danno il buon esempio, è però difficile cambiare». Ma adesso, grazie alla legge, qualcosa cambierà. «Sono convinta che questa legge sia una grande conquista – dichiara l’assessore comunale Maria Ida Piazza (Lega Nord) – le donne, spesso penalizzate, hanno forza e competenza da mettere al servizio della cosa pubblica. La legge è un passo in avanti e anche a Varese riusciremo a modificare questa situazione. Oltre alla volontà politica, che emerge dall’amministrazione, c’è il fatto che la legge prevede sanzioni se non viene applicata. Quindi, finalmente le rappresentanze femminili aumenteranno». Marco Tavazzi
s.bartolini
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