Varese, libri fatti in casa Tagliate le spese per la scuola

Varese, libri fatti in casa
Tagliate le spese per la scuola

VARESE «Abbiamo aderito a un progetto ideato dall’Isis Majorana di Brindisi che si chiama “Book in progress” – spiega il preside Giuseppe Carcano – Semplificando, si tratta di un modo di fare i libri da sé. Gli autori dei testi, infatti, sono due nostre professoresse. Sono loro che hanno scritto i manuali sulla base delle proprie esigenze e, ovviamente, nel rispetto del programma ministeriale. Aderendo a questo progetto, abbiamo messo i nostri

libri “nel circuito” insieme a quelli delle altre scuole e sarà possibile scambiarci i volumi. Cosa che consentirà di coprire il maggior numero possibile di aree, risparmiando il tempo della stesura dei volumi. Ci sono, infatti, gruppi di lavoro che scrivono su diverse materie ed è impensabile che una scuola “produca” da sé tutti i volumi che le servono. Noi ci siamo concentrati su inglese e matematica per la formazione professionale».

Il sistema nella pratica è molto semplice. I professori scrivono. L’opera definitiva viene mandata a Brindisi, all’Isis Majorana, che ha allestito al suo interno una vera e propria tipografia, noleggiando i macchinari. A stampa ultimata, i volumi partono con il corriere e raggiungono le scuole. In totale, nella rete Book in progress, ci sono 30 istituti. La nostra provincia è in pole position, con l’Itc Tosi di Busto Arsizio, l’Itpa Nuccia Casula e, appunto, l’isis Newton.

 

Questo sistema, che può essere ribattezzato del “libro fai da te”, costituisce una vera e propria rivoluzione “digitale” dell’editoria scolastica. «Non credo però che, allo stato attuale, si possa pensare che tale iniziativa possa danneggiare l’editoria specializzata tradizionale – continua Carcano – Piuttosto sono le case editrici che non hanno mai avuto interesse a entrare nel mercato della formazione professionale. Teoricamente, se la rete si estendesse a tutte le scuole l’editoria così com’è oggi ne risentirebbe. Ma è prematuro pensare una cosa del genere, perché la scuola fa la scuola, non la casa editrice. Diciamo che è un sistema che funziona bene per le materie tecniche, che hanno bisogno di esempi e di nozioni molto pratiche. Più complesso sarebbe realizzare un manuale di greco, latino o di filosofia, che richiedono un impianto diverso». Anche il problema dei diritti d’autore è stato superato: la proprietà intellettuale dell’opera viene data alla rete che registra il libro alla Siae. Il docente rinuncia quindi ai successivi diritti d’autore. Bello pensare che la scuola statale, spesso accusata di essere un luogo di “fannulloni”, aderisca ad iniziative così impegnative. «I professori che hanno collaborato sono stati rimborsati, anche se poco – spiega il preside – Diciamo che il loro enorme impegno è stato più che altro “volontariato”. Nessuno comunque è stato obbligato a scrivere i libri. E chi ha aderito lo ha fatto anche per avere testi più rispondenti alle proprie esigenze didattiche».

Adriana Morlacchi

e.marletta

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