Martina ha lasciato il suo sorriso E un aiuto per i bimbi di Varese

Martina ha lasciato il suo sorriso E un aiuto per i bimbi di Varese

VARESE La morte di un bambino crea un vuoto, una voragine che risucchia la famiglia in una bolla di dolore, un incantesimo di magia nera che sembra non potersi spezzare. Questo è successo anche ai genitori della piccola Martina che però hanno avuto la forza e il coraggio di trasformare un’esperienza dolorosa in un aiuto agli altri piccoli costretti in ospedale. Martina era una bimba allegra; dal suo sguardo vivace e furbo non si poteva certo capire che una grave patologia si era messa sul suo cammino. A descriverla così è Emanuela Crivellaro, presidente Ctbo e Ponte del Sorriso Onlus, che di bimbi in corsia ne ha visti passare tanti. Tra i suoi ricordi tutti i piccoli pazienti per i quali l’ospedale è rimasto solo un ricordo, ma anche i bambini che non ce l’hanno fatta. Quando i più indifesi e vulnerabili devono fare i conti con una malattia cronica con i continui alti e bassi che ne conseguono, i genitori si trovano come in uno spazio bianco, sul filo di lana, in attesa continua. Spesso all’inizio l’attesa logora, ci si sente impotenti e le grandi domande della vita tormentano i genitori che vivono in una sorta di bolla senza tempo né luogo. Ma poi scatta qualcosa: da uno stato di depressione si passa all’accettazione della malattia e alla forza per combatterla. Spesso questa forza viene proprio dai più piccoli. Anche Martina era così: in ospedale tutti la ricordano come una bimba allegra e vitale. Il suo passatempo preferito? La sala giochi e le tante attività ludiche che i volontari propongono in corsia per alleviare le sofferenze. Tra i suoi giochi preferiti c’erano dei fiori di carta. Quelli che realizzava con Claudiona, la volontaria preferita dai ricoverati in

Pediatria, che armata di carta e forbici trasforma un semplice foglio colorato in un fiore, un animale o un oggetto quotidiano. Proprio quei fiori di carta che Martina aveva confezionato con le sue mani erano sul suo comodino, il giorno in cui è volata in cielo. Pablo Neruda ha scritto che per salire al cielo bastano poche cose: due ali, un violino e tante cose infine ancora non nominate. A Martina sono bastati i suoi fori di carta. Un legame indissolubile con l’ospedale che l’ha ospitata e curata, simbolo che nella sofferenza, basta un piccolo oggetto un segno d’amore per aiutare un bimbo malato. Come ha scritto Elena Lowenthal nel suo libro “ La vita è una prova d’orchestra” l’ospedale è lo spartiacque tra i sani e i malati. Quello che ai sani appare come un confine invalicabile, perché la malattia sembra qualcosa da relegare nell’angolo più nascosta del cuore, qualcosa da dimenticare…fino a quando il destino non ci obbliga a farci i conti. I genitori di Martina, colpiti da un dolore così, l’ospedale potrebbero odiarlo, scappare lontano per provare a dimenticare. Ma loro non sono scappati. Hanno deciso di trasformare il loro dolore in un’esperienza positiva per aiutare gli altri piccoli pazienti. Per questo hanno fondato “Il sorriso di Martina”, un fondo per sostenere la terapia del sorriso. Quella che non fa male, ma aiuta come un farmaco del cuore a guarire. Martina rimarrà indissolubilmente legata al reparto pediatrico in cui è stata ricoverata e a tutti i volontari che ha incontrato nel suo percorso di terapia. Quel confine che si percepisce quando si sta bene tra sani e malati, Martina lo ha eliminato. Perché la vita – come dice la Lowenthal – è una prova d’orchestra.

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google