VARESE Varese sotto choc: si è spento nella notte tra sabato e domenica il grandissimo Peo Maroso: riproponiamo qui di seguito il resoconto dell’ultima apparizione in pubblico prima dell’aggravarsi della malattia. Un omaggio de «La Provincia di Varese», e dell’intera città, alla scomparsa della bandiera più grande della storia del Varese. Peo Maroso è stato, infatti, l’unico in 102 anni di storia del Varese, ad aver ricoperto tutti i ruoli, da quello di presidente a quello di allenatore.
Da «La Provincia di Varese» del 15 giugno 2012
L’accoglienza varesina al nuovo mister biancorosso sta tutta in quel lenzuolo che qualcuno ha appeso fuori dalla sala stampa: «Benvenuto Castori». Uno striscione e tanta gente, per guardare il futuro negli occhi e non cadere nella tentazione di guardarsi indietro. Varese abbraccia così – a modo suo, senza fanfarate inutili ma con tutta la sincerità di cui è capace – l’uomo a cui verranno affidati i sogni di domani. Castori arriva in città con la moglie Paola, che se ne sta in disparte e non vuole parlare: «Io – sussurra – sono la moglie silente: non mi piace apparire. Non credo che mi trasferirò a Varese con mio marito, ma nei limiti del possibile farò tante volte avanti e indietro. Prime impressioni? Città tranquilla, stadio circondato dal verde e dalle montagne».
LA BENEDIZIONE DI PEO Intanto Castori parla e con le sue parole semplici conquista tutti quelli che lo ascoltano. In fondo alla saletta strapiena, Peo Maroso sorride con gli occhi: «Questo – dice – è un lottatore, un guerriero. Incarna quelle caratteristiche che hanno fatto grande mister Sannino e ci sono tutte le condizioni perché faccia buone cose. Del resto, il Varese è sempre stato un trampolino di lancio per gli allenatori: tutti, dopo essere partiti da qui, hanno avuto grandi carriere. Tutti tranne Lorenzini e Carbone, che è stato sfortunato e un po’ presuntuoso». Fuori, circondato dai suoi bambini e finalmente sorridente dopo la rabbia di sabato
scorso, ecco Marco Caccianiga: «Non conosco Castori e imparerò a conoscerlo. L’importante è che si vada avanti, perché alla fine è sempre il Varese: continueremo a giocare al Franco Ossola, indosseremo sempre la maglia biancorossa, e queste sono le cose che contano». Ride al suo fianco Roberto Bof: «Castori è una brava persona – dice il giornalista amico dello sport per i disabili – e questa espressione un po’ abusata gli calza a pennello. Il suo impegno con i ragazzi di San Patrignano gli fa onore, e lancio subito un’idea: il Varese vada a giocare un’amichevole in comunità. Tre anni fa lo fece la Cimberio, e portò benissimo» (….).
s.bartolini
© riproduzione riservata













