L’esercito pakistano a Mingora, cruciale battaglia anti-talebani

L’esercito pakistano a Mingora, cruciale battaglia anti-talebani


Roma, 24 mag. (Apcom)
– Ventisei giorni dopo l’inizio
dell’offensiva contro le milizie talebane, l’esercito regolare
pachistano ha ieri circondato la città di Mingora, nella valle di
Swat, dove si combatte ormai casa per casa. Una battaglia
fondamentale per cercare di bloccare l’avanzata dei talebani:
“Abbiamo già ripulito alcune aree della città”, ha annunciato il
generale Athar Abbas, portavoce delle forze armate pachistane.

La tattica utilizzata dall’esercito nella valle di Swat è stata
quella di impedire alle milizie talebane di rifugiarsi sulle
montagne, motivo per il quale le operazioni si sono svolte lungo
diverse direttrici cercando di isolare le diverse sacche di
resistenza.

A pagare questa tattica è stata la popolazione civile: gli
sfollati sono due milioni e centinaia di migliaia di persone sono
rimaste di fatto intrappolate dentro o ai margini delle zone di
combattimento; nella sola Mingora vi sarebbero almeno 200mila
civili, contro poche centinaia di talebani.

Se anche l’offensiva avesse successo, non è tuttavia chiaro se a
a lungo termine Islamabad riuscirebbe a imporre la propria
autorità nella zona, ai margini delle province sotto controllo
tribale: al di là della crisi provocata dai talebani, lo scontro
fra il governo centrale e i clan tribali è in corso da decenni e
al momento l’unico successo di Islamabad è il concetto giuridico
di responsabilità collettiva dei clan in caso di reato.

Anche l’imposizione temporanea di un’autorità militare non
potrebbe essere mantenuta a lungo, dati i rapporti tutt’altro che
idilliaci tra l’esercito – screditato negli ultimi anni anche
dalla repressione contro gli estremisti islamici praticata dal
governo del generale Musharraf – e la popolazione locale.

Per questi motivi, l’allargare le operazioni militari al
Waziristan meridionale – come sarebbe intenzione di Islamabad –
non appare realistico, sia per l’ostilità dei clan locali sia per
la maggior presenza militare e organizzazione delle milizie
talebane locali; senza contare che nell’opinione pubblica cresce
l’ostilità verso una guerra percepita come combattuta per volontà
degli Stati Uniti.

Una sconfitta nella valle di Swat tuttavia segnerebbe una pesante
battuta d’arresto per Islamabad, in quanto creerebbe i precedenti
per la creazione di un’altra entità sotto controllo tribale
(allargando di fatto la sfera di influenza dei clan a una zona
nominalmente sotto l’autorità diretta dello Stato) lasciando
aperta la porta a un potenziale ritorno in forze dei talebani.
Tanto più che Swat è situata in una zona di importanza
strategica, da dove è possibile accedere non solo alla capitale
(a poco più di un centinaio di chilometri di distanza) ma anche
al Kashmir sotto il controllo pachistano e alle province ai
confini con la Cina.

Islamabad vuole impedire che la Northwestern Frontier si
trasformi in un Afghanistan in miniatura, il che passa dal
fermare i talebani a Swat: un successo – come nota il sito di
Stratfor – che servirebbe non poco anche alle forze della Nato,
le cui principali linee di rifornimento passano per la regione ma
un cui intervento a fianco delle truppe pachistane appare fuori
discussione.

Cep

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