BUSTO ARSIZIO «Anch’io sento di appartenere a Busto Arsizio. Chi la ama davvero deve dimostrarlo con i fatti, non con le parole». E’ la sfida di Audio Porfidio, il vulcanico fondatore del movimento “La Voce della Città”, che tenta per la seconda volta la scalata a Palazzo Gilardoni, con una promessa: «Curerò la città di Busto Arsizio con la stessa attenzione e dedizione con cui curo le mie aiuole». Quelle che tutti, anche in consiglio comunale, gli riconoscono come le più belle della città.
SELF MADE MAN
Nato nel 1945 ad Armento, paesino della provincia di Potenza, da genitori dediti alla coltivazione della terra, Audio Porfidio arriva negli Anni 60 al Nord, «con il solo bagaglio di una sana educazione», adattandosi a compiere svariati lavori, fino ad entrare in una società di infortunistica stradale nel settore del recupero dei danni degli incidenti. E’ questa attività che gli fa incontrare Busto Arsizio, nel 1967. Ed è qui che una decina di anni dopo decide di mettersi in proprio optando per la libera professione in campo assicurativo. «Anche grazie – ammette Porfidio – alle tante persone della mia terra che ho trovato a Busto Arsizio e dintorni e che mi hanno permesso di far prosperare la mia attività».
Si ritiene «un uomo che si è fatto da sé» e, avendo «ricevuto molto» dalla città di Busto Arsizio, ad un certo punto decide di restituire quello che ha avuto mettendosi «al servizio dei cittadini». La discesa in politica è datata 2002, eletto in consiglio comunale nella lista di Alleanza Nazionale, di cui era simpatizzante.
LA PRO PATRIA NEL CUORE«Una delle mie prime proposte portate a termine fu la copertura dei popolari dello stadio Speroni» racconta Porfidio, che da bustocco acquisito tiene molto alla Pro Patria. «Sono sempre stato molto vicino alla squadra – prosegue – ad un certo punto insieme a Peppino Mancini e ad altri soci fummo vicini all’acquisizione del club. Ma c’erano troppi debiti e poca chiarezza».Tornando alla politica, la sua permanenza in maggioranza non dura granché. «Mi volevano mettere la museruola ma, da persona sanguigna,
a questo gioco non ci sono stato – racconta – così ho costituito “La Voce della Città” per difendere gli interessi della città e dei cittadini, invece che alzare la mano in consiglio, telecomandato».Non a caso l’ultimo slogan della “Voce”, coniato dopo il diktat di Berlusconi e Bossi per riconfermare Farioli, è «Noi non obbediamo a nessuno, solo ai cittadini». «Ci metto la mia faccia – spiega Porfidio – non mando avanti nessuno e non ho padrini a cui rendere conto, solo i cittadini».
UN PO’ SINDACO, UN PO’ CONTADINO
Il fatto di non essere bustocco “doc” per lui non è un limite. «Mi sento un cittadino che appartiene a Busto, anche se provengo dal sud. Sfido a trovare un candidato che conosca il territorio, con pregi e difetti, meglio di me» sostiene Porfidio. «Perché voglio fare il sindaco? Non sono un grande oratore ma mi ritengo un contadino che sa amministrare. In questo momento c’è bisogno di sporcarsi le mani e rimboccarsi le maniche per amministrare bene la città».
La prima cosa che farebbe da sindaco è «garantire la sicurezza, è il mio cavallo di battaglia da sempre, perché i cittadini si devono sentire tranquilli non solo in casa ma anche nelle strade». Dalla sua ha tutte le battaglie compiute in nove anni da consigliere, più di una volta con il consenso degli avversari politici. «Sulle piccole cose, che toccano direttamente la vita dei cittadini, perché chi amministra deve curare la città in tutti i minimi dettagli».
Ora chiede il voto ma senza partecipare ai confronti pubblici, per scelta. «E’ ora dei fatti, dopo tante promesse e favole. Io non faccio promesse, dico solo che se non sarò in grado di amministrare e trasformare la città nel sociale, nella sicurezza, nel decoro urbano me ne andrò a casa senza aspettare la scadenza del mandato e senza aggrapparmi alla poltrona».
Andrea Aliverti
m.lualdi
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