VARESE Lario Mambretti trova da solo la terza via per definirsi: «Un mito sempre presente, come Marisa. Facciamo finta di niente se non è vero». La prima strada, invece, l’ha pescata Mauro Milanese la sera di Varese-Padova, con un gesto colmo d’affetto, rispetto e intelligenza. Lario: «Sono stato felice, Mauro mi ha presentato al mister nuovo. Ha detto a Maran: “Lui è uno dei primi del calcio a Varese, un numero uno”. Al che, a Maran, io ho aggiunto “se vinciamo anche stasera andiamo in salita come i ciclisti forti”. Lui ha riso, e mentre mi stringeva la mano ha risposto “grazie dell’impegno!”».
Lario e Marisa, la coppia biancorossa per antonomasia, da un po’ non sta più a Varese. Parla Lario, che compie 89 anni il primo gennaio: «Luino, casa-albergo Monsignor Comi, mia moglie è ricoverata e io sono qui come ospite e accompagnatore». Un pezzo di lontananza che si apre alla vicinanza, vuoi perché il Varese a Luino s’allena spesso, vuoi perché Lario ha mille modi d’evadere: «Ho la libera uscita fissa, non sono io quello ricoverato». Ecco i fatti: «Se salgono loro sono lì, se arrivo prima e quelli del campo non mi conoscono poco male, mi faccio conoscere. Per Masnago, invece, trovo qualcuno qui del giro che mi porta giù: mi spiace non poterci essere a ogni allenamento, ma un paio di volte alla settimana e per la partita non ci sono problemi. Marisa, invece, riesce se giochiamo al pomeriggio».
La verità: «Un po’ di malincuore c’è, il Varese per noi è una cosa troppo importante, un amore». Sentimento quest’anno onorato dalla società, che ha donato a Lario e Marisa una meritatissima coppia di abbonamenti omaggio.
Samuele Giardina
a.confalonieri
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