Crisi e maltempo. E non basta il sole e il caldo di questi giorni a nascondere che il settore agricolo è in difficoltà e che gli effetti di una primavera da record per le piogge amplificheranno nei prossimi mesi le conseguenze nel già difficile contesto economico.
Oltre un miliardo di danni sul territorio nazionale, diverse centinaia in Lombardia: il grido d’allarme, anche nel territorio varesino, lanciato nelle ultime settimane da Coldiretti, Confagricoltura e Copagri è rimbalzato in Consiglio regionale, che nella seduta settimanale ha approvato la mozione urgente (frutto di un lavoro bipartisan in Commissione Agricoltura), ovvero fare pressing su Roma perché sia decretato lo stato di calamità naturale all’agricoltura lombarda e fare il possibile per individuare già nel prossimo assestamento di bilancio le risorse per venire incontro a quei comparti rimasti pesantemente danneggiati dalle avversità climatiche, per i quali la Regione ha già decretato lo stato di crisi.
Mai così tanta acqua da oltre 75 anni: la percentuale di precipitazioni sull’intero territorio non ha precedenti, giunta a un livello nazionale superiore del 50% rispetto alla media del periodo, con picchi del 100% in alcune zone del nord est (come rileva Coldiretti-Isac Cnr), con un’anomalia del + 20% nelle precipitazioni e +0,66 gradi nelle temperature rispetto al periodo 1971-2000.
E le perdite sui raccolti variano dal 30 al 50%, con ricadute per i comparti zootecnico, agro meccanico e dei contoterzisti. Coldiretti Varese ha stilato un bilancio, le perdite di fieno e mais arrivano al 50%, il settore ortofrutta crolla anche del 90%: «Nella provincia prealpina – dice il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori – il maltempo ha lasciato dietro di sé una lunga lista di danni. Gli agricoltori fanno i conti con la distruzione delle semine appena fatte, poi le piogge sono tornate a colpire il territorio. E oltre al problema dell’eccesso di acqua c’è anche quello di funghi e parassiti che con questo clima umido trovano il loro habitat ideale.
Ci vorranno diversi giorni di bel tempo per far asciugare i terreni e in ogni caso non basterà per mettere in sicurezza gli alberi da frutta, in collina come in pianura». La mappa fornisce un quadro preoccupante: perdite fino al 50% per i prati permanenti (oltre a scarsa qualità del foraggio e aggravio di costi per la raccolta), riduzione fino al 35% di frumento e cereali, ridotte le produzioni di frutticoltura tra il 40% (pesche) al 90% (prugne, albicocche, ciliegie), l’orticoltura avrà una perdita stimata del 25% per la marcescenza in campo delle prime colture primaverili andate distrutte perché invendibili con conseguente aumento costi per le risemine (gli asparagi toccano il -40% per riduzione e ritardo nella crescita).
Inoltre, gli imprenditori agricoli si sono ritrovati con i campi appena seminati subito devastati da cinghiali, lepri e corvi, mentre per le aziende cerealicole e zootecniche, che utilizzano il mais per l’alimentazione dei propri animali, la produzione in calo le costringe ad acquistarne all’esterno.
L’agricoltura, nonostante la crisi, tiene almeno per quanto riguarda l’occupazione: «Su Varese i dati occupazionali sono più o meno in linea – conferma Fiori – di dato consolidato c’è una tenuta di stabilità, non un aumento, ma che già non è poco. E per le aperture c’è da segnalare un ritorno all’impresa agricola: a darsi da fare sotto questo punto di vista sono soprattutto le donne e i giovani con meno di 40 anni».
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