VARESE Su di lui, Eraldo Markaj, 25 anni, il giovane pusher della movida varesina, quello a cui potevi chiedere cocaina a qualsiasi ora del giorno e della notte, pendeva un mandato di cattura internazionale per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Ma la polizia albanese non aveva fatto a tempo ad ammanettarlo, che già stava fuori, grazie ad un cavillo giuridico che a sollevato indignazione nel suo paese, al punto che sulle prime pagine dei principali quotidiani schipetari se n’è parlato come esempio di «malagiustizia».
Ora però la sua fuga è finita: lo hanno preso i finanzieri, che lo hanno scovato in un condominio di via Veratti, in pieno centro città, nell’abitazione dove vive la mamma. È il bilancio di un’operazione eseguita dai militari del Nucleo di polizia tributaria, nell’ambito dell’attività di controllo del territorio e del centro storico in particolare, nei confronti di soggetti già noti alle forze dell’ordine per spaccio di sostanze stupefacenti.
Colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere in seguito ad un’indagine svolta nel 2009 dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Varese, risultava latitante e si era rifugiato, per diversi mesi, in Albania.
Proprio in Albania, da quello che emerge da numerosi articoli di cronaca apparsi in quel Paese sulla vicenda giudiziaria, Markaj. sarebbe stato raggiunto da una richiesta di estradizione formulata dall’autorità giudiziaria italiana e, nel mese di settembre, sarebbe stato arrestato dalla polizia albanese che lo avrebbe individuato nonostante avesse cambiato nome. Tuttavia, la Corte della città di Lezhe lo avrebbe liberato senza disporre altre misure, argomentando che l’arresto non era valido.
Stando alle cronache, pochi giorni dopo questa decisione, sarebbe giunta, alle autorità albanesi, una seconda richiesta da parte delle autorità italiane e il giudice avrebbe deciso la sua estradizione. Rientrato in Italia, aveva chiesto aiuto a connazionali per poi fare ritorno a Varese, probabilmente per riorganizzare lo spaccio di cocaina in città. Grazie all’intervento della Gdf, la sua latitanza è terminata nel carcere dei Miogni.
e.marletta
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