Cataste di eternit e rifiuti tossici La Valle della Bevera è una discarica

VARESE Valle della Bevera: una discarica a cielo aperto. Eternit, fusti di plastica da cui fuoriesce un liquido nero e batterie d’auto abbandonate. «L’incuria in cui è stata lasciata l’intera zona grida vendetta». Gianluca Bertoni, ingegnere ambientale, ha fatto un sopralluogo nella Valle della Bevera. Proprio sopra alla falda acquifera varesina e sul suolo di proprietà della famiglia Nidoli, dove presto potrebbe riprendere l’attività della Cava.

«E’ davvero una cosa impressionante grado di sporcizia e inquinamento che c’è nel tratto di accesso alla Cava – racconta Bertoni – Rifiuti abbandonati da tempo, come le lastre di eternit, che sono stati quasi inglobati nel terreno. Ma anche materiale che è stato abbandonato di recente, come le taniche da cui esce un liquido nero che, assorbito dalla terra, va ad inquinare l’acqua di Varese. O come la decina di batterie di macchine, che non c’è neanche bisogno di spiegare il danno ambientale che provocano». Una discarica a cielo aperto, prodotta da ignoti e la cui bonifica è prevista nell’ambito del “recupero” dell’ex cava Coppa.

È oggettivo lo stato di degrado della porta di accesso alla Cava e a quello che sarà anche l’ingresso del Plis, il parco naturalistico in via d’istituzione con il comune di Varese. «Si ma quello è soprattutto il terreno sotto il quale scorre l’acqua di Varese – insiste Bertoni – e merita più attenzione e rispetto. Sul prato dove c’è l’eternit pascolano le pecore, che mangiano erba e amianto e sotto c’è la falda acquifera con l’acqua che bevono i varesini».

Nelle ultime settimane l’attenzione di enti locali, ambientaliste e in generale dell’opinione pubblica si è focalizzata sui rischi, in primo luogo per l’acqua, che potrebbero derivare dalla ripresa dell’attività di escavazione. Tutto come noto fa capo alla Regione e nei prossimi giorni ci sarà un’indicazione, forse definitiva, su questa vicenda: «E nonostante le rassicurazione del caso, non si hanno garanzie sulle reali conseguenze che questo avrà sull’inquinamento della falda acquifera». Il caso è un vero e proprio pasticcio amministrativo. Bloccare tutto rischia di esporre il Pirellone al rischio di un risarcimento milionario al proprietario della Cava. Procedere crea inquietudine sul fronte ambientale.
Valentina Fumagalli

e.marletta

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