VARESE «L’idea mi venne all’inizio dell’anno: a un secolo dal furto di Vincenzo Peruggia al Louvre, perché non tentare di portare a Varese la “Gioconda”? Così ne parlai subito al presidente della Provincia Dario Galli e a Roberto Maroni, che ricordo incontrai in una libreria del centro». Pietro Macchione, storico ed editore, fu il primo (e finora l’unico) a pubblicare dieci anni fa un libro – oggi ristampato con il titolo “Ho rubato la Gioconda” – sulla romanzesca vicenda che per anni ha legato il nome di Dumenza, paese originario del Peruggia, a quello di Parigi, e il Varesotto a uno dei capolavori più noti della storia dell’arte. «Appena accennai all’idea, incontrai subito l’entusiasmo dei due politici, Maroni disse che si sarebbe mosso presto con il ministro dell’Interno francese, Claude Guéant, ma i fatti di Libia dello scorso aprile raffreddarono i rapporti tra i due Stati, così la cosa purtroppo sfumò», spiega. Macchione partì in quarta e con Mauro Carabelli, capo ufficio stampa della Provincia, cercò di individuare a un ipotetico luogo dove esporre il quadro di Leonardo che il Peruggia trafugò nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1911.«In un primo momento pensammo di esporre la “Gioconda” a villa Recalcati, chiedendo consiglio anche a Flaminio Gualdoni, curatore delle attuali mostre di scultura. Poi
l’idea di avere ogni giorno una coda infinita di persone al cancello ci rimandò a un luogo più aperto, con un ampio parco in cui “diluire” la folla. Le ipotesi erano tante, ci sarebbe piaciuta villa Ponti, ma tutto morì ancora prima di nascere. Solo con un’intesa tra due Stati sarebbe stata possibile una cosa del genere, che comporterebbe spese altissime di assicurazione e un servizio d’ordine continuo».L’editore varesino, tra i più profondi conoscitori della dinamica del leggendario furto, è spesso contattato da radio e televisioni di tutto il mondo, a caccia di rivelazioni.«Ho fornito documenti e materiali di prima mano alla televisione svizzera, qualche anno fa è venuta da Berlino una troupe della televisione nazionale tedesca, quindi degli sceneggiatori da Los Angeles, che vogliono realizzare un musical sulla vita di Vincenzo Peruggia». Macchione parla con rammarico dell’occasione perduta, ma non è del tutto pessimista: «Nel 1913, quando la “Gioconda” ricomparve dopo due anni dal furto, ci fu un avvicinamento tra Francia e Italia, e da noi un moto di popolo perché il quadro fu esposto in diverse città e la gente correva ad ammirarlo, compreso il re Vittorio Emanuele. Un clima di euforia che sarebbe bello ritornasse, con Varese a fare da capofila. L’anno non è ancora terminato, l’idea si potrebbe ancora rilanciare».Mario Chiodetti
s.bartolini
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