Colpo di scena nel caso-Uva Sentiti poliziotti e carabinieri

Colpo di scena nel caso-Uva
Sentiti poliziotti e carabinieri

Morte di Giuseppe Uva: il pubblico ministero Agostino Abate ha interrogato i carabinieri e i poliziotti presenti nella caserma di via Saffi la notte del 14 giugno 2008 al termine della quale l’artigiano morì all’ospedale di Circolo di Varese dopo essere stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.

In tutto due carabinieri e sei poliziotti, tutti assistiti dall’avvocato, sono stati sentiti dopo che il gip aveva ordinato alla procura un supplemento di indagine per chiarire i contorni della vicenda. , sorella di Giuseppe, da cinque anni chiede «che sia fatta giustizia sulla morte di Giuseppe»: secondo la donna il fratello morì «dopo essere stato picchiato in quella caserma».

La procura è invece sempre stata convinta che Uva fu vittima di un errore medico chiedendo il rinvio a giudizio per i tre medici che quella notte furono responsabili delle cure al paziente. Medici assolti in primo grado e, in un caso, già anche in appello.

I termini stabiliti dal gip per l’indagine suppletiva sono scaduti il 31 dicembre. Tuttavia la procura non ha termini repentini per depositare l’esito delle indagini, che non dovrebbe in ogni caso tardare molto. Il pubblico ministero aveva già chiesto l’archiviazione per carabinieri e poliziotti: il 22 luglio scorso il gip aveva rigettato la richiesta, sottolineando, in un’udienza celebrata l’8 ottobre scorso, la necessità di accertare cosa sia accaduto durante la permanenza di Uva in caserma e di verificare se fossero stati commessi reati.

Il gip, in riferimento agli atti firmati dai pubblici ministeri Abate e , aveva anche sottolineato la certezza dell’esistenza di almeno un illecito: «L’arresto illegale di Giuseppe Uva». Di questo Marsico, difensore di poliziotti e carabinieri intende «discutere nelle sedi opportune», aggiungendo come i propri assistiti abbiano aderito all’invito del gip di rendersi disponibili ad essere ascoltati «non avendo assolutamente nulla da nascondere».

La difesa delle forze dell’ordine precisa inoltre come «Uva non sia rimasto ore in caserma, come invece si parrebbe voler credere».

Secondo la difesa dall’arrivo di Uva in caserma alla chiamata fatta dai militari alla guardia medica in quanto a causa di un Uva descritto come ubriaco, agitato e fuori controllo, non sarebbero passati più di 20 minuti.

Venti minuti durante i quali, non soltanto Uva «non fu picchiato – spiega Marsico – Ma che non sarebbero stati sufficienti nemmeno per torcergli un capello».

La procura dovrebbe anche aver acquisito la chiamata al 118 fatta dall’amico di Uva che con lui fu fermato quella notte. chiamò il 118 dicendo di mandare un ambulanza perché stavano massacrando un ragazzo. Ora la procura dovrà depositare i risultati dell’indagine suppletiva.

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