Renzi, dopo il decreto Irpef c’è la pubblica amministrazione

La pausa pasquale durerà poco per il governo Renzi. Varato il decreto per il bonus in busta paga, sono già giorni contati per le prossime mosse: la riforma della pubblica amministrazione e lo «Sforbicia-Italia» che, come annunciato anche venerdì scorso dal premier, arriveranno entro questo mese.

Tempi più lunghi potrebbe avere invece il provvedimento a favore degli incapienti (chi ha un reddito inferiore agli 8 mila euro lordi l’anno, ndr), rimasti esclusi all’ultimo momento dal decreto Irpef, a cui potrebbero affiancarsi anche pensionati e popolo degli autonomi a partita Iva. Contrariamente alle sue abitudini, che dettano solitamente fitte tabelle di marcia, Renzi non ha infatti voluto fornire alcuna tempistica precisa in proposito, ma la misura, per la quale molte ipotesi sono di fatto già pronte, dovrebbe essere definita al massimo entro il varo della Legge di stabilità.

Le tabelle, così come annunciate, saranno invece con ogni probabilità rispettate proprio per la pubblica amministrazione («Entro fine aprile la portiamo», ha detto Renzi venerdì). Esclusi gli esuberi tracciati nel primo piano di lavoro presentato dal Commissario alla spending review Carlo Cottarelli, le ipotesi circolate successivamente e in qualche modo confermate dal ministro Marianna Madia parlavano di interventi mirati e specifici. L’idea sarebbe quella di un programma di prepensionamenti, o meglio di uscite anticipate strettamente legate però all’ingresso di giovani disoccupati o precari, vero obiettivo della misura.

Una spinta dovrebbe arrivare anche alla mobilità, quella che lo stesso Cottarelli ha indicato come alternativa ai tagli e che si punta a introdurre in modo obbligatorio, ma «sano», rispettando cioè i diritti dei lavoratori ed eliminando gli ostacoli burocratici.

Ultimo tema scottante quello degli stipendi dei dirigenti, anche se una bella stretta è di fatto già arrivata con il tetto a 240.000 euro imposto con la spending review. La revisione della spesa, necessaria come copertura al bonus da ottanta euro, è infatti l’intervento macro entro il quale si inserirà anche la prossima operazione «Sforbicia-Italia», che si configurerà probabilmente come una sorta di messa a fuoco delle questioni già in qualche modo introdotte con il decreto varato venerdì. Sotto la lente potrebbero finire le municipalizzate (che il governo punta a ridurre da ottomila a mille nel giro di tre anni), gli enti inutili o – nel dettaglio – i dirigenti pubblici. A preannunciare gli interventi era stato lo stesso Renzi pochi giorni fa, indicando come primo passo proprio la creazione di un elenco di organismi «da cancellare subito». Fuori del provvedimento sul bonus sembra rimasto ad esempio il Pubblico registro automobilistico, inserito inizialmente in alcune bozze. Cnel, Province e Senato costituiscono del resto, a giudizio del premier, «solo l’antipasto».

Ma le misure varate venerdì hanno sollevato anche voci critiche. «Tanto rumore per nulla. Le misure di Renzi non hanno la forza di cambiare la grave situazione economica in cui versano gli italiani. La politica economica del presidente del Consiglio sembra guardare più alle prossime elezioni che alle prossime generazioni», ha commentato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

«Nella mente del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, #lasvoltabuona starebbe a significare che con le misure economiche da lui varate l’Italia potrà tornare finalmente a crescere. In particolare, il premier ha ripetuto più volte di voler far passare il messaggio per cui in Italia conviene di più fare impresa e investire sul lavoro piuttosto che investire in attività finanziarie. Ma restano almeno tre criticità. La riduzione dell’Irpef è soltanto un bonus. Vale, cioè, solo per il 2014. Da alcuni sondaggi emerge poi che solo il 18% degli italiani spenderà quegli ottanta euro per aumentare i consumi. Infine,il debito pubblico italiano continua a crescere a grande velocità».n

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