Scarsa partecipazione e corteo spaccato in due. Un buon numero di persone appartenenti all’area della sinistra più radicale si sono rifiutate di entrare in sala Montanari; non hanno preso parte alla celebrazione del sessantanovesimo anniversario della liberazione per non condividere la ricorrenza con i leghisti.
Questo il bilancio di una festa che questa volta è stata boicottata proprio da una parte di coloro che fanno dell’antifascismo la propria bandiera.
Il programma della giornata prevedeva prima un corteo tra le vie cittadine, poi un raduno in sala Montanari. Lì sono entrati , presidente dell’Anpi Varese; il partigiano presidente provinciale dell’Anpi; i rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco con la fascia tricolore e il presidente della Regione Lombardia .
La sala contiene 160 posti, circa 50 quelli occupati dei cittadini. Fuori sono rimaste le “Donne in Nero” a intonare canti partigiani, dicendo: «Troppa Lega, noi non entriamo».
Con loro anche i giovani del movimento Falce e Martello a cantare “Pueblo Unito”. Mentre, in sala Montanari, Maroni si avvicinava al palco per stringere la mano al partigiano Chiesa e chiedergli quale fosse il segreto di tanta grinta, ottenendo come risposta «l’impegno politico notte e giorno». Fuori , giovane esponente del movimento Falce e Martello, si rifiutava di entrare dicendo: «Lì dentro c’è troppo capitalismo, non sono rappresentate le nostre idee di società».
E così, da una parte Chiesa teneva un discorso commosso che ha toccato «la cultura dell’accoglienza, l’importanza della costituzione che non deve essere modificata, le forme di presidenzialismo che vanno rifiutate». Dall’altra delle Donne in Nero commentava così il ruolo del partigiano: «Si dispiace per lui che è obbligato a stare lì dentro». di Arci interpreta così il malcontento di alcuni: «Le istituzioni fanno il loro dovere a presenziare, ma c’è chi si rifiuta di condividere con loro la ricorrenza sostenendo che non la sentono con convinzione».
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