A Varese esplodono i casi di morbillo: secondo una stima del reparto di malattie infettive del Circolo, dall’inizio dell’anno si è registrato un incremento di circa il 30% dei casi rispetto al 2012.
«Quella del morbillo è un’epidemia che “ritorna” ogni due o tre anni – spiega il professor , direttore del reparto – la situazione sta interessando tutta l’Italia. A Varese negli ultimi mesi abbiamo avuto numerosi casi e continuiamo a vederne».
Con una novità: più che i bambini, chi in queste settimane si è ritrovato alle prese con la malattia è adulto, e d’età cp,èresa tra 20 e 30 anni.
«Si tratta – continua Grossi – di persone che quando erano bambini negli anni Ottanta non sono stati vaccinati. La malattia nell’adulto è fastidiosa: non ci sono conseguenza particolari ma si rischia di passare una settimana ricoverati in reparto a causa magari dell’insorgenza di alcune complicazioni quali la polmonite o l’encefalite. Recentemente, è arrivato in reparto uomo di rientro dal viaggi di nozze in Nuova Zelanda: inizialmente, pensavamo fosse stato colpito da una malattia esotica, poi abbiamo scoperto essere morbillo». Quello contro il morbillo fa parte del cosiddetto vaccino trivalente (o “Mpr” contro morbillo, parotite e rosolia), non è obbligatorio ma strettamente consigliato non solo ai più piccoli, ma anche ai malati cronici e alle donne prima della gravidanza.
Di solito la prima dose viene somministrata al compimento del primo anno, il richiamo verso i cinque o sei anni. È gratuito (anche per gli stranieri) e per farlo basta prendere appuntamento al centro vaccinale dell’Asl.
«Anche gli adulti non ancora vaccinati – precisa Grossi – sono ancora in tempo per farlo». In questo modo si può evitare di contrarre la malattia e di diffonderla a macchia d’olio.
«Il virus del morbillo è facilmente trasmissibile: basta un colpo di tosse e, dopo un incubazione di dieci giorni circa, si manifestano i primi sintomi».
Le scorse settimane sono state poi segnate da un picco di varesini affetti da virus respiratori. Secondo, medico Simg e componente del sottocomitato scientifico “Influenza e Pandemie influenzali” del ministero della Salute, la colpa è degli sbalzi di temperatura.
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