VARESE Pidocchi nelle scuole di Varese.
Un problema finora accertato in due casi ma sicuramente più diffuso. E questo perché le famiglie tengono nascosto il problema, per vergogna.
«Di solito è la primavera il mese in cui si registrano più casi di pediculosi nel nostro comune – conferma Enrico Angelini, assessore ai Servizi Educativi e Sociali – Invece quest’anno i pidocchi sono comparsi già in autunno».
Il sole caldo dei giorni scorsi potrebbe aver accelerato la schiusa delle uova, ma è solo un’ipotesi. «L’importante è non allarmarsi – continua l’assessore – Basta seguire i protocolli dell’Asl, andare in farmacia, usare prodotti appositi e tutto si risolve. Non c’è motivo di tenere il problema nascosto, anche perché avere i pidocchi non significa abitare in una casa sporca o avere una scarsa igiene personale».
A seguito dei due casi accertati, circa quaranta famiglie hanno ricevuto una comunicazione di questo tipo: «Nella classe frequentata da vostro figlio è stato riscontrato un caso di pediculosi. Si raccomanda dunque di controllare accuratamente tutti i componenti della famiglia. In caso di esito positivo, rivolgersi al medico, trattare il bambino con prodotti appositi e successivamente riportarlo a scuola».
Ai genitori dei bimbi “infestati”, invece, è stata spedita una lettera specifica. Siamo nel 2011, e i pidocchi fanno ancora molta paura. La parola “pidocchio” scatena ansie nei genitori. I capelli dei figli vengono tagliati a zero.
Qualcuno chiede addirittura se sia necessario buttare via indumenti o lenzuola. La maggior parte dei problemi, quindi, deriva più dai pregiudizi e dall’allarme sociale che si genera che dall’azione del parassita in quanto tale. Nessuno ne vuole parlare. Il silenzio, però, non fa altro che rendere ancora più difficile arginare il fenomeno.
Una volta l’Asl effettuava controlli a tappeto nelle scuole; adesso esce solo quando i casi di pediculosi diventano numerosi, per individuare il focolaio. Sono quindi le maestre a vigilare. E soprattutto sono le famiglie a dover tenere sotto controllo la testa dei figli. Per aiutarle nel compito, all’inizio di ogni anno scolastico, l’Asl distribuisce un depliant informativo dal titolo «Liberi dai pidocchi».
«La pediculosi non è necessariamente dovuta a scarsa igiene personale e non si capisce esattamente da dove provenga – spiega Pierluigi Zeli, direttore generale dell’Asl di Varese – Si sa molto bene, invece, che si diffonde dal cuoio cappelluto di una persona a un’altra. Ci si può infestare scambiandosi un cappello, una sciarpa, un pettine, una spazzola». Il parassita, che può essere lungo da uno a tre millimetri, vive nutrendosi di sangue umano.
Depone le uova sui capelli, sui quali si sposta grazie a zampe uncinate. Ci si accorge della sua presenza per l’intenso prurito del cranio.
Una volta staccato dal cuoio cappelluto non sopravvive più di 24 ore.
s.bartolini
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