Il pubblico come l’ultima ruota Al Varese non c’è più rispetto

Il Varese è (era?) valori, vivaio e tifosi. Non moduli, trame ed esperimenti ma persone. Non giocatori, dirigenti e procuratori che incarnano solo se stessi ma uomini che, facendo i giocatori e i dirigenti, rappresentano valori, vivaio e tifosi. Queste tre forze che spingono il Varese e continuano a tenerlo in vita dal basso, legittimando con il loro sacrificio e la loro purezza il piedistallo di chi siede in alto, a Parma sono state umiliate per la terza volta dopo il caso Rea e l’esonero di Sottili.

È immorale mettere all’ultima scala delle priorità 400 cuori biancorossi che in un giorno feriale prendono ferie o fanno salti mortali per esserci e si vedono sbattere in faccia una formazione sperimentale, senza capo né coda e destinata a sicura umiliazione. Lasciare a casa 7 giocatori (e che giocatori), mentre Cassano con il naso rotto è seduto ugualmente in tribuna al fianco del suo Parma significa trattare il Varese come un porto di mare, spezzarlo in due (tu stai là e tu vieni qui), mentre è sempre stato uno e unico, in campo e fuori, soprattutto se il suo cuore (cioè i tifosi) batte al Tardini. E batte per vincere, non per disputare un’amichevole (quello è l’intento se levi dal campo gli attributi dei senatori e di Pavoletti o se schieri il povero terzo portiere che in tre anni non ha mai giocato).

Veniamo ai valori: sapendo di andare a fare una gita in Emilia (se cambi 8 undicesimi dell’ultima formazione, dopo averne cambiati 7 undicesimi della penultima, non puoi che andare in gita perché una squadra non è un luna park) bastava parlar chiaro e dirlo prima: «Scusate gente, pensiamo al Carpi». Ma non è stato compiuto nemmeno quest’atto di onestà preventiva, ancorché sbagliato perché la coppa Italia va onorata, la tua gente va onorata, gli avversari vanno onorati, la storia va onorata.

Infine, il rispetto dei tuoi giovani (il tuo futuro): perché non morire con Forte, o con il bomber rivelazione degli allievi, se non t’importa nulla del resto? Almeno proteggi l’indole e la tradizione della casa.

E invece, niente di tutto ciò. Come se invece di Carpi, fossimo alla vigilia della Champions con il Real Madrid. Come se non restassero solo 4 partite prima di una sosta lunga un mese. Come se i muri e i cuori (i cori) della città in attesa di Parma non esistessero nemmeno. Il Varese (quello vero) nella storia poteva e voleva entrarci a Parma, non a Carpi. Ma non gli hanno nemmeno permesso di provarci.

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