C’è chi festeggia con il cenone della vigilia di Natale. Chi con il pranzo del 25 dicembre. In tempo di crisi, però, anche il menù di Natale diventa una spesa da tenere sotto controllo e non consola che a Varese si spenderà di più rispetto ad altre province della Lombardia.
Se il prezzo medio di un pranzo per otto persone – composto da antipasto (crostini con salmone e affettati), ravioli fatti in casa, arrosto con contorno di verdura, frutta, panettone e spumante – in Lombardia è 100 euro, a Varese se ne spendono 107,6.
Lo stesso menù è più economico a Como (90,7 euro) e a Bergamo (92 euro) e più caro a Milano (115 euro) e a Monza (108,3 euro).
, cuoco a domicilio e organizzatore di banchetti, ha messo a punto un menù natalizio agrodolce che costa cinque euro a persona, la cui portata principale è la lonza lardellata.
«Si prendono delle fettine di lonza, si spennellano di olio, si pepano leggermente e si rivestono di lardo. Poi si mettono in forno (preriscaldato a 180 gradi) per 15 minuti a 160 gradi. Le si può accompagnare con patate cotte al forno e innaffiate da succo di mandarino che evapora nella cottura, lasciando però un gradevole aroma». E con gli avanzi? «I mandarini possono anche essere messi nel forno rivestiti di lardo e fatti cuocere fino a che diventano dei finger-food croccanti, con un morbido cuore di frutta» continua Marco Chef.
Che, come dessert, suggerisce una crema di crescenza e fragole che può essere servita in mini-coppette oppure usata per farcire il pandoro al posto del mascarpone (per chi volesse farla: per otto persone servono 500 grammi di crescenza, un cestino di fragole e 200 grammi di zucchero a velo. La crescenza va sbattuta con 150 grammi zucchero. Le fragole vanno frullate con lo zucchero rimanente. Unendo i composti, la crema è pronta).
Certamente Marco Chef coniuga low cost e sperimentazione. Ma c’è ci ama la tradizione, specialmente a Natale.
«Io penso che la tradizione, su cui si innesta qualche innovazione, sia un ottimo compromesso – dice , chef del ristorante La Perla di via Carrobbio – L’importante è non incappare in banali errori. So che ci sono persone che mettono la pasta a cuocere prima che l’acqua abbia raggiunto l’ebollizione o che arrostiscono la carne a fiamma bassa, in una padella coperta, e poi si lamentano perché è diventata dura». Il Natale – secondo De Martin – può essere un buon momento per tramandare dai più anziani ai più giovani i segreti della cucina di famiglia. «Il mio consiglio è quello di affiancarsi ai genitori e ai nonni per chi li ha, e cucinare insieme – continua De Martin – Non dimentichiamoci che la cucina non è fare da mangiare, ma entrare nella bocca delle persone e trasmettere loro quello che si ha nel cuore. Questo va al di là che servire un piatto, significa donarsi a chi viene a gustare ed è pronto ad apprezzare».
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