Quanta Varese alla Leopolda di Renzi

Quanta Varese alla Leopolda di Renzi
Una “Leopolda” più varesina che mai. «Siamo diventati un partito-comunità, ma sostituire il partito con la Leopolda sarebbe una cazzata» ammette senza mezzi termini il segretario regionale Alessandro Alfieri.

Ben una cinquantina, tra venerdì e sabato, i militanti della provincia di Varese transitati dalla Leopolda. «C’è un bel clima, ancor più che negli anni scorsi. Si lavora sui contenuti» racconta il segretario provinciale del Pd .

Il segretario regionale , che era presente già alla prima Leopolda dei “rottamatori” del 2010 (quando a fianco di Renzi c’era ), aggiunge: «C’è chi l’aveva sostenuta e chi in passato non l’aveva sostenuta, ma quel che più conta è che c’è tanta partecipazione e poca politica politicante. Non essendoci primarie e congressi, quest’anno possiamo lavorare su proposte da mettere in mano a ministri e presidenti di commissione».
Sembra che la Leopolda abbia cambiato il Pd: «Non è che la Leopolda si sostituisce al partito – ribatte Alfieri – è il partito che è cambiato e che mette insieme diversi modi di fare politica: oggi non ci sono più solo le sezioni ma anche i blog e iniziative come la Leopolda. Siamo un partito-comunità, fatto anche da chi si riconosce e ci appoggia nelle campagne elettorali ma non si iscrive».
L’effetto “salita sul treno in corsa”, per restare in tema, un po’ preoccupa, per il rischio di annacquare il verbo renziano, ma i fedelissimi confidano nel premier. «Renzi ha usato parole forti e precise – rileva Astuti – riconfermando il programma dei mille giorni, ma ad esempio anche una delle idee nate alla Leopolda, l’invio delle dichiarazioni dei redditi precompilate».

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