Sono numeri in costante movimento, in continua revisione e ancora in contrazione quelli fotografati dal significativo campione di imprese analizzate da Confartigianato Imprese Varese relativamente all’andamento del mercato del lavoro nella nostra provincia.
Un’analisi che prende in considerazione oltre 1.700 aziende artigiane per più di ottomila dipendenti: «Nel 2013 abbiamo perso ancora il 5,8% dell’occupazione» dice Giulio Di Martino, dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese Varese ,«un calo che anche in questo ultimo anno è stato forte».
Dato ancora più negativo se si considera il periodo che va dal 2009 al 2013: in questi anni le imprese hanno perso il 18,3% dell’occupazione. «L’andamento negativo del dato registrato nel 2013 ha interessato un po’ tutti i settori» spiega Di Martino «in particolare, il tessile e abbigliamento ha perso il 14,2% degli occupati e i servizi a persone e imprese oltre il 17%».
«Più contenuto il calo nella meccanica, che ha perso il 2,6% e l’edilizia che è riuscita a contenere la sua emorragia di addetti perdendo poco più dell’1%». Tra i settori con segno positivo nell’andamento dell’occupazione ci sono i trasporti, gli alberghi e la ristorazione e l’agricoltura.
Tra nord e sud della provincia è il sud, «dove tuttavia – sottolinea Di Martino – bisogna considerare che c’è la più alta presenza di imprese e dove operano i settori maggiormente colpiti dal calo occupazionale come il tessile», a mettere a segno la maggior contrazione: -4,6% contro -1,6% delle imprese del nord della provincia.«C’è però un importante dato che deve essere messo in evidenza per capire l’atteggiamento delle imprese artigiane di fronte a questa crisi» spiega Di Martino.
Ed è quello relativo all’età dei lavoratori: «L’età media dei dipendenti e l’anzianità professionale stanno aumentando».
Per contro «pochi giovani riescono ad entrare»: nel 2013 i dipendenti con meno di 25 anni sono scesi del 55%. Segno che non si assume. «Al contrario gli addetti con più di 46 anni sono aumentati dell’8%». Un dato molto significativo, spiega Di Martino «che racconta quanta importanza gli imprenditori danno ai loro lavoratori: prima di lasciare a casa una persona ci pensano mille volte, usano ogni forma di ammortizzatore sociale, che sia la cassa in deroga o i contratti di solidarietà, per cercare di tenere in azienda professionalità importanti in attesa di una ripresa del mercato».
Certo, resta il problema dei giovani: «Speriamo che le nuove regole sull’apprendistato possano aiutare nel loro progressivo inserimento in azienda» sottolinea Di Martino ricordando che nella nostra provincia i dati sull’utilizzo di questa forma contrattuale non sono ancora positivi.
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