Ecco i laureati anti-burocrazia Volete fare la vostra parte?

Ecco i laureati anti-burocrazia
Volete fare la vostra parte?
Unioncamere e Regione Lombardia puntano su trenta giovani per salvare le imprese. Ruffini (Liuc): «Un aiuto, ma alle aziende serve altro». Biffi: «Useranno le loro idee?»

Angeli anti-burocrazia. Si chiameranno così i trenta neolaureati che verranno assunti da Regione e Unioncamere per “snellire le pratiche burocratiche per le imprese”.
L’iniziativa, pensata per chi esce da Giurisprudenza, Scienze economiche, delle Pubbliche Amministrazioni o Ingegneria Gestionale non ha ancora fatto in tempo a ricevere adesioni che ha già sollevato però un polverone.

La risposta degli artigiani varesini la potete leggere qui a fianco. Noi abbiamo voluto sentire i docenti che questi ragazzi li formano.
Per capire se un’iniziativa del genere rischi davvero di essere, come dicono gli imprenditori, uno spreco di denaro e se questi ragazzi possano avere i mezzi per fare un lavoro tanto complesso. Perché in questa polemica al centro c’è poi l’annosa questione: mondo della scuola e dell’impresa sanno parlarsi? Fare l’università fino a che punto prepara all’ingresso nel mondo del lavoro? La sorpresa, per noi, è stato trovare i docenti ovviamente fiduciosi dei propri ragazzi ma sostanzialmente dalla parte degli imprenditori artigiani.
Renato Ruffini è docente della Liuc, direttore del centro di ricerca sulla Pubblica amministrazione. Ci dice che «un’iniziativa del genere è certamente da lodare se cerca di inserire i giovani nel mondo del lavoro», ma ci spiega anche che «non è certo uno strumento di semplificazione». «Per semplificare occorre non fare più leggi perché sono un costo», continua, «o farne avendo attenzione a cosa occorre all’utente per evitare file, costi, oneri aggiuntivi».
«Detto questo», dice ancora Ruffini, «i nostri ragazzi possono dare una mano e soprattutto fare esperienza, creare contatti, entrare nel mondo delle imprese in questo modo e poi chissà farne tesoro per un lavoro futuro, sfruttando questo periodo come un affiancamento che spero possa essere al massimo formativo».

«Dare soldi ai giovani in un periodo come questo non è mai uno spreco ma certamente gli artigiani hanno bisogno di ben altro, chiedono un intervento immediato su un problema, quello della burocrazia, che rende un percorso a ostacoli ogni buona volontà di lavorare e fare profitto».
Più o meno dello stesso parere, i docenti di Uninsubria. Rossella Locatelli, ordinario di Economia degli Intermediari finanziari, sottolinea come «sempre più l’università parla con il mondo delle imprese, attraverso stage curricolari, incontri, contatti».
«Certo l’argomento è “spinoso”: non possiamo pretendere che i nostri trentenni abbiano le conoscenze di un consulente navigato e spero che questa possa essere un’occasione che forma e non un’operazione di marketing».
Alfredo Biffi, docente di Organizzazione aziendale, spiega che «secondo il bando pubblicato da Regione e Camera di Commercio ai ragazzi verrà chiesto di portare una ventata di idee giovani e fresche, che potranno aiutare».
«Mi chiedo però», continua, «se tra un anno il loro apporto sarà preso seriamente e concretamente in considerazione: in fondo la pubblica amministrazione ha già dipendenti e strutture in grado di fare da ponte tra le imprese e la macchina burocratica, mi chiedo come mai se il problema esiste nessuno lo voglia mai affrontare con decisione. Il rischio è davvero quello di sprecare risorse».

Ora chiediamo a voi giovani e a voi imprenditori cosa ne pensate: a che serve l’università? Può dare gli strumenti per una sfida così complessa come quella di alleggerire il “mostro” della burocrazia statale? Giovani laureati, vi sentite in grado di affrontare a testa alta il mondo del lavoro? Commentate sulla nostra pagina facebook o scriveteci all’indirizzo .

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